VICE-COORDINATORE GIOVANI IDV FORLì-CESENA‏

Con la presente sono a comunicarvi che, data la mia temporanea assenza, nel periodo compreso tra AGOSTO E DICEMBRE 2011, delegherò il mio ruolo di Coordinatrice del Dipartimento Provinciale Giovani IDV Forlì-Cesena ad Andrea Colaianni, in qualità di vice-coordinatore, come concordato con lo stesso e con il resto del gruppo.
Sicura delle sue capacità e fiduciosa del suo immancabile impegno, auguro a tutti voi un buon lavoro per i mesi che verranno.

Elita Viola
Coordinatrice Giovani Idv Forlì-Cesena

Un anno di emozioni

 

Politica, Passione e Divertimento.

19 Luglio 1992

“Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.”

Questa frase pronunciata da Paolo Borsellino racchiude quello che ad oggi, tra mille difficoltà, si sta cercando di capire, ossia, oltre ai mafiosi che hanno materialmente partecipato all’attentato, chi è stato il vero mandante di questa “strage di Stato”? Chi ha fatto sparire l’agenda rossa del giudice, definita da Gioacchino Genchi “la scatola nera della seconda Repubblica” ?
Borsellino evidentemente 19 anni fà, pagò con la vita per aver avuto la capacità, la volontà e la determinazione di alzare il tiro passando dall’indagare sulla mafia militare a quella che si rapportava costantemente con la politica.
Oggi possiamo anche intravedere un altro motivo importante, cioè la sua naturale opposizione a quella trattativa fra Stato e mafia in corso proprio in quell’oscuro periodo. Infatti il pool di magistrati di Caltanissetta, guidato da Sergio Lari, dopo tre anni di indagini ha terminato l’inchiesta individuando in Giuseppe Graviano colui che ha premuto il telecomando dell’autobomba carica di tritolo e oggi offre una nuova verità giudiziaria che porterà alla revisione delle sentenze definitive: verranno riaperti quei processi basati sulle dichiarazioni di falsi pentiti, come Vincenzo Scarantino, che hanno fatto finire all’ergastolo anche persone estranee ai fatti.
I magistrati, grazie alla collaborazione di Spatuzza e Fabio Tranchina, un fedelissimo di Graviano arrestato nei mesi scorsi, sono riusciti a trovare le tessere del mosaico che per 19 anni avevano impedito di ricostruire la trama dell’attentato. Lo hanno fatto adesso Sergio Lari, Domenico Gozzo, Amedeo Bertone, Nicolò Marino, Stefano Luciani e Gabriele Paci. Le indagini svolte dalla Dia di Caltanissetta sono riuscite a dare risposte ad alcuni interrogativi sempre rimasti irrisolti: dalla responsabilità di soggetti esterni a Cosa nostra, ai motivi per cui venne attuata la strage di via D’Amelio a soli 57 giorni di distanza da quella di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone e la sua scorta. Un’accelerazione decisa per impedire che Borsellino ostacolasse la trattativa che era in corso tra corleonesi e uomini dello Stato.

Speriamo quindi, che al più presto, sia fatta piena luce su questa vicenda che riguarda la morte di un’ eroe contemporaneo, che aveva ampiamente previsto tutto.
Un ricordo particolare va anche ai ragazzi della scorta che accompagnavano Borsellino in quel tragico giorno. Riportiamo i loro nomi, perché troppo spesso non vengono ricordati e invece è giusto che siano sempre citati visto che la “strage di Stato” ha travolto anche loro e la vita delle loro famiglie:
EMANUELA LOI (24 anni), AGOSTNO CATALANO (43 anni), WALTER EDDIE COSINA(30anni), VINCENZO LI MULI (22anni), CLAUDIO TRAINA(26 anni), ANTONIO VULLO(32anni).

Di Daniele Baroncioni

Messaggi da Bruxelles

Di Elita Viola

Quando torni da un’esperienza come quella della Summer School tenutasi a Bruxelles non puoi che sentirti arricchito. Il ventaglio e la profondità dei temi toccati, i volti dei giovani provenienti da tutt’Italia uniti dalla stessa determinazione, i contributi, diversi ma tutti ugualmente interessanti, dei nostri deputati nazionali ed europei hanno costituito lo sfondo sul quale si sono svolti 3 giorni intensi di formazione, riflessione e confronto. La pluralità dei personaggi intervenuti, la ricchezza delle loro storie e la possibilità di instaurare un dialogo diretto con loro ci hanno permesso di ampliare le nostre conoscenze, chiarire i nostri dubbi, rafforzare le nostre convinzioni.
La politica, si sa, è fatta di sfide continue e avere l’opportunità di un confronto con coloro che la politica, nazionale od europea che sia, la fanno tutti i giorni si è rivelata un’occasione, a mio parere, straordinaria. In particolare, in un momento di “svolta” (come è stato definito) del nostro partito è stato importante poter porre delle domande alla dirigenza nazionale, la quale ha dato grande prova di incarnare sinceramente la disponibilità dell’IDV all’ascolto dei giovani, l’umiltà nell’approccio e l’apertura nei loro confronti nonché la determinazione nelle scelte, la convinzione nelle idee e nei progetti comuni di cui l’Italia dei Valori si fa promotrice ora più di prima. La conferma più grande che ho ricevuto da questa Summer School è stata che la ricchezza del nostro partito, come se fosse una grande famiglia in cui spesso si litiga ma di cui mai si rinnega l’appartenenza, sta nella capacità di tenere insieme tante diverse anime che, con fatica ma anche con tenacia, riescono alla fine a raggiungere una sintesi e a tradurla in una potenziale proposta di governo.

Schede (referendarie) ruggenti

Di Cecilia Alagna

Col voto del 12 e 13 Giugno gli Italiani hanno consacrato in modo profondo il 150simo anniversario dell’unità dell’Italia.

Per anni gli italiani sono stati < calpesti e derisi > da un’Europa che non riusciva a comprendere le dinamiche del Bel Paese e probabilmente continuerà a non comprendere, giustamente, molte delle contraddizioni insite nella cultura sociale italiana. Il livello di derisione, in parte fondata, può essere ben rappresentata dalla famosa affermazione di Winston Churchill che recita < gli italiani perdono le partite di calcio come fossero guerre e perdono le guerre come fossero le partite di calcio >.

In poche parole i “soliti” italiani chiassosi, indisciplinati, arroganti, un po’ buffoni; dei cittadini che si ricordano di essere italiani quando arrivano i mondiali di calcio, che sfoggiano il tricolore come vessillo sportivo e non come simbolo di appartenenza.

Il 2011 invece ha segnato il passo già dai suoi primi mesi e ha restituito alla storia un’immagine di Italia ricca, viva e coraggiosa; un’Italia che in molti casi sa essere migliore delle persone che la rappresentano; un’ Italia che ama la Politica ma apprezza un po’ meno i suoi politici.

Il successo riscosso dal Presidente della Repubblica in occasione dell’anniversario del 17 marzo ha svelato un sentimento di unità che pochi si attendevano; bisogna ammettere però che la più alta carica dello Stato fino a questo momento è stata “gestita” da persone con un altissimo senso del dovere e tranne qualche vistosa eccezione con un senso del limite e dell’austerità paradossalmente in antitesi con quello che è lo spirito generale dei cittadini.

Il successo del 150simo avrebbe dovuto far riflettere moltissimo una classe politica che da alcuni anni sembra imprigionata (volontariamente) in un narcisimo e in una sorta di autorefernzialità autistica incapace di comprendere non tanto gli elettori quanto i cittadini. Questa è probabilmente la chiave di successo di persone come Ciampi e come Napolitano, le quali pur venendo da una tradizione politica ben definita hanno saputo e voluto portare sulle spalle tutti gli italiani, ne hanno rispettato le visioni, i sentimenti, le aspirazioni e le speranze. Hanno aperto un filo diretto con i cittadini che nessuna fazione politica ha o potuto o voluto tagliare.

Non è un caso che in questa tornata referendaria grande valore hanno avuto le parole del capo dello Stato che ha donato ancora una volta con l’esempio la propria idea di cittadino. Ed è qui la chiave di lettura del risultato referendario: l’esempio e la partecipazione collettiva.

Ovviamente una classe politica come quella descritta sopra ( tranne alcune vistosissime e rarissime eccezioni ) davanti ai milioni di italiani ,che hanno detto NO barrando quattro SI, è andata in corto circuito per la terza volta in poco più di un mese. Perchè da un mese a questa parte l’unica cosa che sanno fare i politici è da un lato far notare che l’avversario ha grossi problemi di cosesione partitica e dall’altro ripete come un mantra che deve essere ascoltata la base e che bisogna riflettere sul messaggio inviatogli dagli elettori.

Continuando di questo passo i partiti si trasformeranno in circoli filosofici di riflessione accartocciati su sè stessi e nel frattempo il Paese andrà avanti senza di loro e continuerà a sfornare “schede ruggenti”.

I partiti non hanno molta scelta se vogliono di nuovo rappresentare gli italiani ( e non l’elettorato) e questa scelta si concretizza in poche semplici parole: dovere, onestà, senso del limite e proposte.

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