19 Luglio 1992
19/07/2011 Lascia un commento
“Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.”
Questa frase pronunciata da Paolo Borsellino racchiude quello che ad oggi, tra mille difficoltà, si sta cercando di capire, ossia, oltre ai mafiosi che hanno materialmente partecipato all’attentato, chi è stato il vero mandante di questa “strage di Stato”? Chi ha fatto sparire l’agenda rossa del giudice, definita da Gioacchino Genchi “la scatola nera della seconda Repubblica” ?
Borsellino evidentemente 19 anni fà, pagò con la vita per aver avuto la capacità, la volontà e la determinazione di alzare il tiro passando dall’indagare sulla mafia militare a quella che si rapportava costantemente con la politica.
Oggi possiamo anche intravedere un altro motivo importante, cioè la sua naturale opposizione a quella trattativa fra Stato e mafia in corso proprio in quell’oscuro periodo. Infatti il pool di magistrati di Caltanissetta, guidato da Sergio Lari, dopo tre anni di indagini ha terminato l’inchiesta individuando in Giuseppe Graviano colui che ha premuto il telecomando dell’autobomba carica di tritolo e oggi offre una nuova verità giudiziaria che porterà alla revisione delle sentenze definitive: verranno riaperti quei processi basati sulle dichiarazioni di falsi pentiti, come Vincenzo Scarantino, che hanno fatto finire all’ergastolo anche persone estranee ai fatti.
I magistrati, grazie alla collaborazione di Spatuzza e Fabio Tranchina, un fedelissimo di Graviano arrestato nei mesi scorsi, sono riusciti a trovare le tessere del mosaico che per 19 anni avevano impedito di ricostruire la trama dell’attentato. Lo hanno fatto adesso Sergio Lari, Domenico Gozzo, Amedeo Bertone, Nicolò Marino, Stefano Luciani e Gabriele Paci. Le indagini svolte dalla Dia di Caltanissetta sono riuscite a dare risposte ad alcuni interrogativi sempre rimasti irrisolti: dalla responsabilità di soggetti esterni a Cosa nostra, ai motivi per cui venne attuata la strage di via D’Amelio a soli 57 giorni di distanza da quella di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone e la sua scorta. Un’accelerazione decisa per impedire che Borsellino ostacolasse la trattativa che era in corso tra corleonesi e uomini dello Stato.

Speriamo quindi, che al più presto, sia fatta piena luce su questa vicenda che riguarda la morte di un’ eroe contemporaneo, che aveva ampiamente previsto tutto.
Un ricordo particolare va anche ai ragazzi della scorta che accompagnavano Borsellino in quel tragico giorno. Riportiamo i loro nomi, perché troppo spesso non vengono ricordati e invece è giusto che siano sempre citati visto che la “strage di Stato” ha travolto anche loro e la vita delle loro famiglie:
EMANUELA LOI (24 anni), AGOSTNO CATALANO (43 anni), WALTER EDDIE COSINA(30anni), VINCENZO LI MULI (22anni), CLAUDIO TRAINA(26 anni), ANTONIO VULLO(32anni).
Di Daniele Baroncioni







