Festa della Repubblica Italiana

Sono trascorsi 65 anni da quando il 2 e il 3 giugno del 1946 il Referendum istituzionale sancì la nascita della Repubblica Italiana. Referendum nato dalle ceneri della guerra, dalla caduta del regime fascista e dal fallimento della monarchia: con 12.718.641 voti contro 10.718.502, gli Italiani decisero che dopo 85 anni di Regno, l’Italia sarebbe diventata una Repubblica costringendo successivamente c i Savoia all’esilio.

Dopo 65 anni la storia sembra ripetersi. Il 12 e 13 giugno gli Italiani si ritroveranno nuovamente alle prese con 4 quesiti referendari: acqua pubblica, ritorno all’energia nucleare e legittimo impedimento. La portata di questi quesiti va ben oltre i singoli argomenti; infatti se è vero che questo referendum permette di pronunciarsi in modo diretto su questioni di primaria importanza per i cittadini di oggi e di domani, è altrettanto vero che il risultato potrebbe avere una ripercussione politica di dimensioni considerevoli: dare una spallata al governo Berlusconi e al berlusconismo e ripulire finalmente l’Italia dal marcio di questi ultimi anni che ha visto il Governo impegnato a sfornare leggi ad personam ( vedi legittimo impedimento e lodo alfano) e a non tenere conto delle conseguenze a lungo termine di certe scelte ( privatizzazione dell’acqua e ritorno al nucleare).

FUNERALE ALLA DIGNITÀ DELL’ITALIA

Grande successo per il flash mob “Funerale alla dignità dell’Italia”, tanti cittadini si sono avvicinati incuriositi chiedendo informazioni. Cinquecento volantini distribuiti in 15 minuti.

Funerale alla dignità dell’Italia

Dopo il vergognoso intervento di Masi ad AnnoZero, le stravaganti avventure del Bunga Bunga ed in vista della manifestazione del 13 febbraio a Milano, venerdì 4 febbraio a Forlì avrà luogo un flash mob durante il quale verrà inscenato il funerale alla dignità degli Italiani.
Siete tutti invitati per commemorare la cara estinta, è gradito abito scuro.

LA RABBIA E L’ORGOGLIO

Il Governo peggiore della Repubblica ce l’ha fatta, almeno per ora.

Con soli tre voti di scarto, ha incassato la fiducia anche alla Camera, là dove lo si aspettava al guado dal momento della scissione dei finiani dal PDL.

Avrebbe perso, se qualche deputato eletto con l’opposizione non si fosse convertito sulla via di Damasco cadendo da cavallo.

In particolare, fra gli altri, han fatto scalpore i casi di due deputati IDV, in seguito espulsi dal Partito.

Diversi elettori e tesserati IDV sono caduti in uno stato di profonda indignazione per il gesto dei due scellerati, indignazione alla quale hanno unito un generale senso di insoddisfazione e scoramento.

Comprensibile, dal momento che proprio IDV è il Partito che, negli ultimi anni, ha fatto la più dura e ferma opposizione al Governo Berlusconi, ed al politico Berlusconi in quanto tale, evidenziandone l’abnorme conflitto d’interessi, l’uso privato degli incarichi pubblici ed i guai giudiziari cui, sempre tramite la sua azione politica, cerca di porre rimedio.

Da qui la rabbia di un elettorato estremamente sensibile alle tematiche portate avanti da IDV, ma anche l’orgoglio di avere un tale elettorato.

A caldo, penso che ciascun elettore e tesserato IDV meriti spiegazioni personali dal Segretario Di Pietro, responsabile ultimo della scelta dei candidati da inserire nelle liste.

Tuttavia, ragionando a mente fredda, mi accorgo che quanto è successo col voto di fiducia in fondo non mi meraviglia più di tanto, così come non mi lascio scoraggiare da questo brutto momento politico generale.

Di Pietro avrà sicuramente la sua dose di responsabilità nella scelta dei candidati, ma è verosimile che, quando gli sono stati segnalati i medesimi, siano stati tutti presentati dagli organismi locali come persone in gamba, di fiducia e portatrici di voti.

La politica reale cerca voti, non è un segreto, anche se siamo tutti d’accordo sul fatto che sia meglio mille volte candidare una persona magari poco conosciuta ma dalle spiccate doti umane e politiche piuttosto che un mero portatore di voti.

Purtroppo non è sempre così e nemmeno questo mi fa cadere dal letto.

L’attuale legge elettorale è una beffa che umilia tre volte: umilia gli elettori, privi della libera scelta del loro rappresentante, umilia i dirigenti di Partito, che devono scegliere i candidati al posto degli elettori, umilia i candidati, costretti in liste bloccate in ordine di importanza, dove sai già che se sei il decimo candidato in un Partito che ne eleggerà solo 3, stai lì unicamente per far numero.

Di Pietro si è sempre espresso in modo estremamente sfavorevole a questa legge elettorale, affermando più volte che la responsabilità che gli viene data in qualità di Segretario di Partito nella scelta dei candidati è troppa ed ingiusta e lo espone proprio a quei casi di tradimento che si sono verificati.

Una legge elettorale che consenta il voto di preferenza, permetterebbe una più libera e ampia scelta di canditati, lasciando posto un po’ a tutti, dai soliti portatori di voti, al nuovo meritevole che cerca di avanzare, mettendoli sullo stesso piano di fronte all’elettore sovrano liberando, di fatto, dalle più grosse ed attuali responsabilità la dirigenza dei Partiti.

Mettiamo caso che si fosse andati alle urne con una norma che avesse consentito il voto di preferenza: penso che la dirigenza del Partito, più libera, avrebbe optato per la candidatura sia del portatore di voti, sia del personaggio bravo e volenteroso emerso dalla base del Partito ma poco conosciuto.

La scelta sarebbe stata poi solo degli elettori, liberi (speriamo, non apriamo un altro articolo) di indicare vicino al simbolo del Partito votato, il nome del loro candidato preferito.

Se fosse stato eletto comunque uno di coloro che l’altro giorno han tradito, avremmo potuto prendercela lo stesso con Di Pietro?

L’ho fatta facile per esemplificare, me ne rendo conto, ma il concetto base resta quello.

Una maggiore democrazia interna al Partito è sempre necessaria e, ferma questa pessima legge elettorale, ad esempio, si potrebbero pianificare delle Primarie per formare in modo migliore e partecipativo le liste dei candidati.

Concludo dicendo che non è questo il momento per abbattersi e mollare.

Il Governo Berlusconi è comunque agli sgoccioli e la sua era sta per terminare.

Dopo, servirà davvero l’aiuto di tutti.

Paolo Vettori

Montecitorio chiuso

Chiuso per ferie. No, non è il nostro sito che chiude come ad agosto. Ma è quello che si leggerà alla Camera di Montecitorio in questi giorni.

La conferenza dei capigruppo della Camera, accogliendo la richiesta del Pdl che, come spiega in una nota Cicchitto: “in pendenza della mozione di sfiducia abbiamo ritenuto opportuno che non vi fossero lavori parlamentari su questioni delicate” appoggiata da Lega e Fli, ha deciso di chiudere la Camera fino a giorno 14, quando si voterà la mozione di sfiducia a Berlusconi.

Quindi chiuso per ferie, anche se si potrebbe dire chiuso per paura morte anticipata. In effetti di questo si parla, come se si sia deciso che il 14 deve essere il giorno della fine di questo Governo e che questa non possa avvenire prima.

Quindi si è deciso di non decidere, di restarsene in attesa di quel giorno, in barba alla crisi o al debito pubblico che sale, o ai cittadini che sempre di più non riescono ad arrivare alla fine del mese. In tutto questo il sempre intelligente Pier Ferdinando Casinando Casini il quale annuncia che presenterà una propria mozione di sfiducia, non sapendo che basterebbe semplicemente votare quella esistente. In attesa che il buon Rutelli torni dal distributore ( Api ) e glielo spieghi, a noi rimane solo di vedere il parlamento chiuso, invece di lavorare alla soluzione della crisi, come avviene nelle altre Democrazie del mondo.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.