20/10/2010
di Paolo Vettori

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel Sole, anzi d’antico….”
Comincia così una delle più belle e toccanti poesie di Giovanni Pascoli, “l’aquilone”, nella quale il poeta torna con la memoria alla sua infanzia, ai tempi del collegio ad Urbino, e fra i bei momenti trascorsi in un principio di primavera, sopraggiunge la prematura morte di un suo amichetto.
Il Sole torna a scaldare l’aria e la terra dopo i rigori dell’inverno “qualcosa di nuovo”, ma fa la stessa cosa da sempre, ogni anno “anzi, d’antico”.
Così è il nostro paese, la sua politica, la sua gente.
Storie che si ripetono ciclicamente, come le stagioni.
1922, Mussolini marcia su Roma, anche se ad onor del vero a marciare furono poche migliaia di camice nere, mentre il futuro duce viaggiava comodamente verso la capitale in vagone letto, con il mandato di Presidente del Consiglio praticamente già in tasca.
Prometteva grandi cose questo giovane Mussolini, dal riscatto della dignità nazionale macchiata dai trattati di Parigi dopo la prima guerra mondiale, ad un nuovo e più sicuro avvenire per la classe imprenditoriale e medio borghese.
Lavoro per tutti, bastone e carota, propaganda e censura, manganello, olio di ricino e serate danzanti.
La sorte del paese dopo ventuno anni di dittatura più due anni di “tempi supplementari” denominati “Repubblica Sociale Italiana”, li conosciamo tutti, purtroppo.
Quello che venne dopo ebbe del miracoloso, qualcosa di nuovo, anzi, di antico.
Piano Marshall, ricostruzione industriale e materiale del paese, miracolo italiano, boom economico e tutti in lambretta a passare gite fuori porta con i migliori vinili da ascoltare nel mangiadischi portatile.
Anni relativamente sereni, leggeri, poi qualcosa deve aver girato per il verso sbagliato, tanto che nei primi anni ’90 le inchieste della magistratura decimarono una intera classe politica per qualcosa di molto, molto sporco.
Al ladro, via tutti ed improvvisamente una voce cara arrivò dalle televisioni, un volto conosciuto, rassicurante: “l’Italia è il paese che amo, qua ho le mie radici, i miei affetti…”
Grandi promesse, un nuovo miracolo italiano, il riscatto dopo la vergogna della precedente classe politica, un milione di posti di lavoro, tette e culi in TV 24h su 24.
Polo del buon governo, Polo delle Libertà, Popolo della libertà….
Qualcosa di nuovo, anzi di antico.
Così arrivarono leggi ad personam, ad aziendam, ad amici, lodi e contro lodi, processi su processi, prescrizioni e condanne, censure e mistificazione della realtà attraverso il controllo di tutte le maggiori TV nazionali.
Disastro sociale, distruzione della scuola pubblica, della dignità dei lavoratori, annientamento della Giustizia e mortificazione della Sanità.
Rifiuti nelle strade, corruzione a dismisura, sfascio morale e materiale del paese, ma solo sesso e cronaca nera in TV.
Bastone e carota, manganello e denaro, puttane e sputtanamenti.
“C’è qualcosa di nuovo oggi nel Sole, anzi, d’antico, purtroppo io non vivo altrove e non sento nascere le viole…”
Paolo Vettori
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