DAL REGNO ALLA REPUBBLICA: 150 ANNI D’ITALIA
09/02/2011 1 commento
Perchè un Paese che non conosce il suo passato, non può capire il suo presente nè immaginare il suo futuro.
Sono passati ben 150 anni da quel lontano 17 marzo 1861 quando fu proclamato il Regno d’Italia. Da allora molte cose sono cambiate. La storia ha fatto il suo corso, con tutto ciò che questo ha comportato. Grandi vittorie, grandi sconfitte. Il Risorgimento, le guerre mondiali. La dittatura e la Resistenza. E poi la rinascita con la Repubblica e la Costituzione. Quella stessa Costituzione che ha rappresentato la pietra angolare di un’Italia nuova e che ci ha permesso di assurgere a pieno titolo al rango di una vera democrazia, oggi viene, ahimè, brutalmente offesa e oltraggiata da un demagogico populismo degno dei peggiori regimi autoritari. Ed è alquanto paradossale il solo pensare che negli stessi giorni in cui ci si apprestia a celebrare il centocinquantenario dell’unità, il Governo è tenuto sotto scacco da un partito secessionista e xenofobo che scenderebbe a patti anche con il diavolo pur di vedere il federalismo realizzato. Un federalismo apparentemente mosso da sani propositi, ma che rischia di dividere ancor di più quest’Italia mai realmente e intimamente unita.
Scommetto che anche per i più vividi visionari del passato, tale scenario suonerebbe come aberrante. Se è vero che, fatta l’Italia, si dovevano fare gli italiani, allora un secolo e mezzo sembrano non essere stati affatto sufficienti. Il nazionalismo tout court, spesso condannato come strumento escludente, ma che ha in qualche modo funto da humus per la nascita di grandi potenze e, appunto, di nazioni forti, sembra aver lambito il nostro Paese solo lontanamente e per brevi e determinati periodi storici. Tuttavia, pur in assenza di un senso di appartenenza identitaria forte, ci si è facilmente adagiati su posizioni razziste e intolleranti, prima da parte del Nord verso il Sud, per poi scagliarsi con particolar vigore sulla demonizzazione degli immigrati extracomunitari.
Non sono i minuti di silenzio passati a commemorare i nostri soldati che muoiono in guerre lontane a farci diventare una Nazione. Se vogliamo ritrovare il senso puro dell’amor di patria, quello del sentirci tutti parte di un comune destino, di una stessa cultura, tutti ugualmente responsabili della cosa pubblica, allora non dobbiamo che imparare a conoscere la ricchezza della nostra storia, imparare dal passato cosa può essere il nostro futuro, avere il coraggio di guardarci dentro e indietro alla ricerca di quelle preziose chiavi di lettura per interpretare il presente e immaginare il futuro che solo la storia può fornirci. Si sa, la storia è la migliore magister vitae. Chissà quale destino e quale storia avevano immaginato Cavour, Mazzini, Garibaldi e con loro i nostri padri costituenti per questo Paese apparentemente figlio di un Dio minore, ma dotato di straordinarie potenzialità. La strada da percorrere è ancora lunga, ma del resto quale stimolo, quale slancio più grande può offrire una pagica bianca ancora tutta da scrivere. Ai posteri l’ardua sentenza.
Di Elita Viola











