DAL REGNO ALLA REPUBBLICA: 150 ANNI D’ITALIA

Perchè un Paese che non conosce il suo passato, non può capire il suo presente nè immaginare il suo futuro.

Sono passati ben 150 anni da quel lontano 17 marzo 1861 quando fu proclamato il Regno d’Italia. Da allora molte cose sono cambiate. La storia ha fatto il suo corso, con tutto ciò che questo ha comportato. Grandi vittorie, grandi sconfitte. Il Risorgimento, le guerre mondiali. La dittatura e la Resistenza. E poi la rinascita con la Repubblica e la Costituzione. Quella stessa Costituzione che ha rappresentato la pietra angolare di un’Italia nuova e che ci ha permesso di assurgere a pieno titolo al rango di una vera democrazia, oggi viene, ahimè, brutalmente offesa e oltraggiata da un demagogico populismo degno dei peggiori regimi autoritari. Ed è alquanto paradossale il solo pensare che negli stessi giorni in cui ci si apprestia a celebrare il centocinquantenario dell’unità, il Governo è tenuto sotto scacco da un partito secessionista e xenofobo che scenderebbe a patti anche con il diavolo pur di vedere il federalismo realizzato. Un federalismo apparentemente mosso da sani propositi, ma che rischia di dividere ancor di più quest’Italia mai realmente e intimamente unita.
Scommetto che anche per i più vividi visionari del passato, tale scenario suonerebbe come aberrante. Se è vero che, fatta l’Italia, si dovevano fare gli italiani, allora un secolo e mezzo sembrano non essere stati affatto sufficienti. Il nazionalismo tout court, spesso condannato come strumento escludente, ma che ha in qualche modo funto da humus per la nascita di grandi potenze e, appunto, di nazioni forti, sembra aver lambito il nostro Paese solo lontanamente e per brevi e determinati periodi storici. Tuttavia, pur in assenza di un senso di appartenenza identitaria forte, ci si è facilmente adagiati su posizioni razziste e intolleranti, prima da parte del Nord verso il Sud, per poi scagliarsi con particolar vigore sulla demonizzazione degli immigrati extracomunitari.
Non sono i minuti di silenzio passati a commemorare i nostri soldati che muoiono in guerre lontane a farci diventare una Nazione. Se vogliamo ritrovare il senso puro dell’amor di patria, quello del sentirci tutti parte di un comune destino, di una stessa cultura, tutti ugualmente responsabili della cosa pubblica, allora non dobbiamo che imparare a conoscere la ricchezza della nostra storia, imparare dal passato cosa può essere il nostro futuro, avere il coraggio di guardarci dentro e indietro alla ricerca di quelle preziose chiavi di lettura per interpretare il presente e immaginare il futuro che solo la storia può fornirci. Si sa, la storia è la migliore magister vitae. Chissà quale destino e quale storia avevano immaginato Cavour, Mazzini, Garibaldi e con loro i nostri padri costituenti per questo Paese apparentemente figlio di un Dio minore, ma dotato di straordinarie potenzialità. La strada da percorrere è ancora lunga, ma del resto quale stimolo, quale slancio più grande può offrire una pagica bianca ancora tutta da scrivere. Ai posteri l’ardua sentenza.

Di Elita Viola

Art. 33 e 34

Nel giorno della possibile approvazione della riforma Gelmini, i giovani Idv vogliono ricordare a questo Governo gli articoli 33 e 34 della Costituzione che sancisce il diritto allo studio.

Art. 33

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art.34

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

LE AVVENTURE DELLA LEGGE BAVAGLIO

In un precedente articolo, mi lasciavo andare a congetture sui possibili scenari futuri della politica italiana.

In particolare, parlando della cosiddetta legge bavaglio, chiudevo il discorso auspicando la tenuta della pattuglia dei finiani, che avevano proposto cospicue modifiche al disegno di legge in questione.

Pare dunque che i parlamentari ribelli del PDL, siano riusciti nel loro intento di far approvare ad un riluttante Governo tutti o quasi i loro emendamenti al testo originario, portandolo da una prospettiva di una legge assolutamente disastrosa ed incostituzionale, ad una norma comunque molto brutta, ma dagli effetti meno letali sulla nostra democrazia.

Dal punto di vista squisitamente giuridico, pare che la pubblicazioni delle intercettazioni prima della chiusura del processo, possano ora avvenire a due condizioni: che riguardino solo ed esclusivamente i fatti penalmente rilevanti per le persone intercettate e che vi sia il consenso del Giudice, da dare in una apposita udienza filtro sentite le parti coinvolte.

Ora, capisco che “moralmente”, il virgolettato è d’obbligo in un periodo in cui non è più possibile nemmeno parlare di morale, sia anche giusto vietare la pubblicazione di tutti quei fatti che, pur intercettati, non riguardano nello stretto il processo penale, ma ritengo che il diritto dei cittadini di essere informati, quando possibile, sui comportamenti di chi gestisce la cosa pubblica, debba in certi casi prevalere sul diritto alla riservatezza di tali persone.

Per formare una opinione pubblica libera, è perfino necessario, da parte dei mezzi d’informazione, rendere pubbliche tutte le notizie in loro possesso, nei limiti già imposti dal codice penale, vale a dire la verità della notizia e la sua obbiettività, intesa come rispetto del decoro delle persone cui vengono attribuite le notizie.

Per fare un esempio, pubblicare una registrazione amatoriale di una conversazione fra il Presidente del Consiglio ed una squillo, è e deve rimanere assolutamente lecito.

La notizia, se vera, non può essere nascosta al pubblico in un paese democratico.

La legge bavaglio punirà in modo severo tali condotte, sia la pubblicazione della registrazione sia la persona che materialmente la andrà ad effettuare.

In tal senso allo stato, non sono al corrente dei movimenti dei finiani, mentre l’opposizione è, come detto, senza potere in questo campo.

Tornando alle modifiche di cui sopra al disegno di legge, mi crea personalmente qualche perplessità la cosiddetta udienza filtro, nella quale il Giudice dovrà scremare dalle intercettazioni le notizie penalmente irrilevanti per poi discutere con gli interessati se dare il permesso o meno alla stampa di renderle pubbliche.

Non ho ben capito, e magari mi informerò meglio in futuro, se tale udienza dovrà essere aggiunta al già macchinoso sistema procedurale penale, o potrà essere accorpata in altra udienza già prevista dalla procedura, come ad esempio quella davanti al GUP.

Nel primo caso si avrebbe un inutile e deleterio aumento di volume in processi già lenti all’inverosimile, ma meglio questi correttivi al disegno di legge che la sua micidiale versione originaria, sempre nella speranza che un futuro e quanto mai auspicabile cambio di maggioranza di governo faccia piazza pulita di tutte le leggi vergogna… per davvero.

Paolo Vettori

La coerenza è una virtù

Ecco! Ci risiamo. Non passa giorno che il nostro ( io non lo vorrei proprio )
premier Silvio Berlusconi, ne spara un’altra delle sue. Dopo avercela menata per
anni e aver inculcato alla gente che loro sono il popolo delle libertà, la
dichiarazione di ieri: “ La libertà di stampa non è un diritto assoluto”, fatta ai
Promotori della Libertà”, sembra un paradosso anche quello. Ė l’ennesima
dimostrazione dell’incoerenza di Berlusconi e di un Governo che usa la parola
libertà a suo piacimento, senza saperne il significato. Bisognerebbe ricordagli
che la libertà non appartiene solo a lui e alla sua cricca che si sente libera di fare
quello che vuole, ma appartiene a tutto il popolo che ha tutto il sacrosanto
diritto di essere informato liberamente. Un diritto sancito dall’articolo 21 della
Costituzione che recita:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola,
lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria
nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi,
o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per
l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo
intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può
essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente,
e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se
questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende
revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i
mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre
manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti
adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Un diritto che deve servire al popolo per essere informato sull’operato di chi li
governa e decidere liberamente se mandare a casa un Governo che non è capace
di risolvere i problemi.

Cornuti e mazziati

È trascorso più di un anno dal terremoto dell’Aquila e sembra già passato un secolo.

Ricordo le tristissime immagini di quelle città ridotte in un cumulo di macerie, la disperazione della gente, rimasta senza niente o, peggio ancora, di chi quella notte perse un parente, un genitore, un nonno o un figlio. Non dimenticherò mai le macerie della casa dello studente, dove morirono 8 giovani come me. Ragazzi con i loro sogni e tanti progetti per il futuro, svaniti in un’istante in una notte d’aprile.

Ricordo anche le gare di solidarietà dei giorni successivi, i TG che raccontavano storie di sopravvissuti e i membri del Governo, in primis Berlusconi, andare continuamente a visitare i luoghi del disastro, promettendo aiuti, dicendo loro che non sarebbero mai stati lasciati soli.

A più di un anno da quel tristissimo giorno, mi sento di dire che quella povera gente è stata dimenticata e lasciata sola.

È di oggi la notizia di 45 pullman partiti dall’Aquila e giunti a Roma per manifestare e protestare contro questo Governo e le tante promesse fatte, ma mai mantenute.

Persone disperate, ancora senza casa, costretti a ricominciare a pagare le tasse dal 1 luglio, mentre la ricostruzione delle proprie città ancora stenta a ripartire.

Gente umiliata dalle false promesse e dai silenzi dei TG, che non amano più raccontare le loro storie; E le autorità, che negano il diritto di manifestare davanti al parlamento, un diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione.

Si vantano di essere il Governo del fare, a me sembra sempre più un Governo che sa solo umiliare il popolo, che pensa solo a come garantire l’impunità ai disonesti.

Io credo che la gente onesta, debba riunirsi attorno al popolo Aquilano e combattere le ingiustizie di questo Governo e che tutti oggi dovrebbero sentirsi un po Aquilani.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.