Il disastro

Il simbolo no! Non l’avevo considerato. Questo vanno cantando gli uomini del Pdl da qualche giorno, con la celebre canzone di Renato Zero che si presta benissimo al momento no del Pdl. Ma, simbolo a parte, sono altri i problemi che affliggono Berlusconi.

Il primo è sicuramente la lite tra il Ministro Mara Carfagna e la Parlamentare Alessandra Mussolini. La prima denuncia i problemi del Pdl in Campania e lo scarso rinnovamento della classe politica all’interno del partito e minaccia di dimettersi da Ministro e da parlamentare. La seconda reduce dai molti studi televisivi mostra tutto il suo senso del dovere e amore per le istituzioni, minacciando che se non otterrà le scuse dalla Ministra il 14 Dicembre non voterà la fiducia a Berlusconi.

Poi si mettono anche quegli ispettori comunisti della UE che nel valutare l’emergenza rifiuti di Napoli minaccia sanzioni, perchè in 2 anni la situazione non è migliorata. Tutto condito da una nota del Quirinale, che non potendo esaminare il decreto legge licenziato dal Consiglio dei Ministri del 18 Novembre causa mancata consegna ( evidentemente le poste Italiane non sono un problema solo per i cittadini ) , si riserva di valutarla mostrandosi scettico su una rapida soluzione del problema.

Si mette anche Casini, che prima propone un Governo d’armistizio ( armistizio che? ) per poi annunciare che il 14 voterà la sfiducia al Governo ( evidentemente non capiva nemmeno lui cosa avesse voluto dire ).

In tutto questo marasma, ci vanno di mezzo i cittadini, che vivono quotidianamente la crisi e sono stanchi di non vedere risolti i problemi, stanchi di vedere un Governo che litiga su tutto, stanchi di un Governo ormai alla canna del gas.

EUROPA MATRIGNA?

Se è vero che la mission attuale dell’Unione Europea è quella di avvicinarsi il più possibile ai cittadini per trovare una maggiore legittimazione, evidentemente la crisi economica internazionale ha di nuovo rimesso fortemente in discussione i principi che il Trattato di Lisbona aveva cercato di fare propri.
Un semplice sillogismo può aiutarci:
a) l’Ue vuole costruire una società europea a misura di cittadino per farsi meglio accettare e conoscere;
b) l’Ue nei momenti più difficili sembra dimenticarsi dei suoi cittadini per tentare di rimettere a posto conti pubblici che non rispettano i parametri di Maastrich da tempi che risalgono ben oltre la crisi economica attuale;
ergo: come pensa l’Ue di portare a compimento i suoi obiettivi? Il welfare State è stato da sempre il volano della costruzione europea soprattutto se messa a confronto con gli Stati Uniti, ma a quanto pare non appena le sfide del sistema internazionale si affacciano sull’orizzonte i primi a pagarne le spese sono proprio loro: ” i cittadini”.
Dal momento che si tratta di una cittadinanza calata dall’alto risulta piuttosto difficile far sì che venga interiorizzata e di certo le dichiarazioni di intenti non bastano. E’ altrettanto vero che le economie sull’orlo del precipizio hanno fatto sì che le priorità dell’Unione fossero improvvisamente capovolte. Ma sappiamo bene che gli alti debiti pubblici e il non rispetto del Patto di stabilità non sono fenomeni nuovi. E allora, cosa bisogna fare? Con tuttà probabilità le cosiddette manovre “lacrime e sangue” non gioveranno all’immagine dell’Ue agli occhi dei cittadini.
Sarebbe dunque necessario dotarsi di maggiore coerenza e coraggio nelle scelte politiche, ripensare un pò l’intero sistema se davvero si vuole costruirlo basandolo su una società più giusta e solidale.

Elita Viola

FINANZIARIA DI TAGLI, FINANZIARIA SBAGLIATA

Sulla bocca di tutti, la manovra correttiva di bilancio che sta per essere varata dal Governo in questi giorni, pare preveda tagli selvaggi per tutto e tutti, specialmente, giurano Tremonti & C., ai cosiddetti sprechi.

Fra le altre cose, leggo che verranno tagliate, di nuovo, le spese per l’amministrazione della Giustizia, le spese sanitarie e quelle scolastiche, formative e culturali.

Non male, penso, proprio l’esatto contrario di quello che andrebbe fatto per dare una spinta decisiva al paese affinché esca dalla crisi.

Investire per rilanciare l’economia? Certo, lo fanno i paesi più avveduti e a buona ragione.

Partiamo dalla situazione della Giustizia nel nostro paese.

Cause civili che durano anni solo per il primo grado, cause penali più lunghe della pena che eventualmente verrà erogata all’imputato, carenze strutturali delle aule giudiziarie, mancanza di personale, di servizi, di materiale di cancelleria, fascicoli che vengono puntualmente smarriti.Una Giustizia fatiscente che mette paura solo a nominarla tanto che ormai, in sede civile, la sola minaccia di “portare qualcuno davanti al Giudice”, sortisce effetti migliori di quelli che si otterrebbero avviando davvero un procedimento giudiziario.

In un’epoca in cui tutto scorre sui fili del telefono, in cui le imprese nascono e si evolvono secondo le regole della new economy, la nostra giustizia è fortemente penalizzante, rallenta l’economia, scoraggia gli investimenti in Italia.

Una ditta che sa di aver ragione, non può permettersi di aspettare fino a 10 anni per avere quanto le spetta di diritto.

Investire denaro pubblico nell’amministrazione della Giustizia, aumentare l’organico dei Magistrati ed assumere personale nelle Cancellerie dei Tribunali, può senza dubbio contribuire ad un aumento nello smaltimento delle cause pendenti ed alla velocizzazione delle nuove cause. Un investimento forse difficile, che può risultare perfino blasfemo di questi tempi, ma una Giustizia più sana è una Giustizia più veloce, più equa ed un bene per tutto il paese e per la sua economia.

Discorso analogo per gli investimenti nella sanità e nella pubblica istruzione.

L’utilità di una scuola che sappia davvero valorizzare le potenzialità dei propri alunni, è sotto gli occhi di tutti senza bisogno di commenti. Una scuola che educa e cresce persone competenti nei propri settori fornisce un contributo altissimo allo sviluppo economico ed alla crescita.

Tutto questo non entra in ogni caso nella testa di chi ci Governa, dal momento che le priorità del Presidente del Consiglio sembrano essere lo smantellamento della Giustizia e la creazione di una sanità e di una scuola private, lasciando quelle pubbliche altrettanto private, si, ma di tutto.

Paolo Vettori

Freddo polare a -20%

Visto che è un piacere per molti esponenti della maggioranza citare delle cifre ritengo giusto rispondere con la stessa moneta. Come saprete, l’ISTAT non esiste da sempre, ma solo relativamente da pochi anni e, i flussi economici italiani, sono studiati dal 1970 circa. Ne risulta che non è possibile andare più indietro nel tempo se non per stime sommarie e decisamente meno affidabili.

Bene, l’ISTAT dice oggi che il crollo delle esportazioni e delle importazioni rispetto al 2008 sono calate, nel 2009, del 20,7% e del 22% rispettivamente. Si tratta del calo più importante mai registrato da quando esistono le statistiche commerciali.

Sono cifre che vi dicono poco?
Si può tradurre con un saldo commerciale di -4.100 milioni di euro circa.

Spaventati, non è vero?

E di fronte a questa catastrofe che deve ancora finire di impattare sull’Italia, quali sono le risposte del governo?
La crisi non esiste. La crisi è passata.

E quali le proposte?
Il ritorno al nucleare, la protezione civile s.p.a., il processo breve.

Quando, dico quando, si parlerà FINALMENTE di lavoro e di come PROVARE a risolvere questa catastrofe?

Vorrei veramente fare un appello al centro-destra. Vi prego, provateci. Sbagliate mosse, se proprio dovete, ma provate almeno a fare qualcosa.

Qui la gente non riesce ad arrivare a fine mese ed i posti di lavoro sono destinati inesorabilmente a calare ancora.

Mettete da parte i vostri interessi personali e provateci.

Vi prego, fate sentire la vostra voce, perchè per chi non ha i soldi per pagare il riscaldamento, a -20, fa decisamente freddo.

Filippo Vincenzi

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