29/11/2010
di IdV Giovani FC
Proseguo volentieri il bellissimo testo di Cecilia, un po’ perché in questi giorni non ne posso più delle pagliacciate politiche a cui la nostra anomala situazione ci sta abituando, un po’ perché ho voglia di parlare di argomenti seri e davvero importanti.
La vita è qualcosa di meraviglioso. Scorre come un alito di vento ma ti permette di vivere emozioni uniche e irripetibili. Un fiore che sboccia, raggiunge il suo splendore e appassisce per lasciare spazio ad altri fiori non meno belli e importanti di quello che è appena scomparso.
Uno delle caratteristiche tipiche della nostra società è di estraniare la morte come se fosse uno scheletro con la sua falce. Una creatura maligna che viene e ci porta via la vita. Nell’antichità, in altre culture, ella era invece vista come una compagna nell’ultimo passaggio, la chiusura del cerchio, ciò che segnala la perfezione della vita.
“Chi ha paura muore ogni giorno” diceva Falcone. E aver paura di morire è comunque avere paura.
Ci sono stati guerrieri che sono morti per difendere la libertà, partigiani che sono morti per difendere il proprio popolo. C’è chi è morto per un sogno, chi per amore. C’è chi ha accettato la morte con onore, come un onore.
Lo studente in piazza Tienanmen non pensava alla vita quando è rimasto fermo, di fronte ai carri armati. Ed oggi è un simbolo di chi non ha paura, di chi lotta e muore per qualcosa in cui crede, segnando la storia e rendendo grande la propria vita.
Mia nonna ogni volta che apriva bocca era un lungo e sofferto lamento dove nessuna parola si poteva comprendere se non con grande attenzione, leggendola a fatica fra la litania di dolore continua e costante. La carne scomparsa per via delle piaghe e dolore continuo, infinito, senza tregua, per anni. Anni dove solo la droga poteva permetterle di sopravvivere. Dove se voleva parlare e sentire e pensare doveva vivere il dolore atroce della sua esistenza finale.
Cosa state difendendo?
Difendete forse la tortura continua di un anziano che ha lavorato per una vita, ha amato, ha vissuto,ha pregato Dio? Difendete gli ultimi 5 anni della sua vita fra atroci sofferenze? O difendete le droghe che gli danno per vivere perso nelle visioni estreme della morfina?
Difendete la sofferenza di coloro che queste persone le hanno amate, vissute? Difendete il coraggio che ci vuole a vedere le persone a cui vuoi bene soffrire senza poter fare nulla se non vederle morire ogni giorno di più, torturate nella loro non-vita?
Ci sono stati popoli in cui gli anziani prendevano la via dell’ultima caccia. Caricavano le proprie cose e partivano per l’ultimo viaggio, approfittando della propria lucidità per salutare un’ultima volta i propri cari e dirgli i loro ultimi pensieri. Approfittavano degli ultimi momenti per superare i confini, per arrivare fin là, dove il “grande spirito” riusciva a guidarli
Non è un finale migliore per chiunque?
A me, nel mio piccolo, sarebbe bastato dare un bacio a mia nonna, tenerle stretta la mano e restare li nei suoi ultimi dolci momenti.
A me sarebbe bastato evitarle quell’atroce tortura che nessuno può meritare.
Permetterle la morte, ben prima di arrivare a vedere l’osso sacro. Ben prima che possa sentire i piedi appassire, privi di sangue. Ben prima che le mani si stringano a pugno talmente forte da non poterle più aprire, tanto che le unghie che non si possono più tagliare si infilino nei palmi, in rigor mortis mentre ancora, a fatica, respira. Molto prima.
Pietà per chi soffre.
Io la pretendo. Ancora di più da un cristiano.
PS: Se qualcuno non sa di che parlo e pensa che persone come Eluana Englaro o Piergiorgio Welby siano state “assassinate” cercate su google le immagini delle “piaghe da decubito”. Immaginate ora che arrivino fino a mostrare l’osso sacro, ben visibile oltre le piaghe. Immaginate di avere anche i piedi e le gambe prive di sangue, al limite della cancrena. Immaginate di non avere alcun controllo motorio, di non poter contenere o controllare alcun bisogno. Passare giorni, mesi, anni, imboccato di fronte alla televisione. Senza alcuna dignità, come se tu fossi una bambola di pezza. Senza poter parlare, senza poter esprimere nulla. Con la mente che traballa fra droghe e dolore.
E’ facile capire perché la morte sia, in certi casi, anche e soprattutto da parte di chi ti ha sempre voluto bene, così desiderabile.
Pietà è la parola chiave per comprendere quello che chiede chi vuole l’eutanasia.
Filippo Vincenzi
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