FUNERALE ALLA DIGNITÀ DELL’ITALIA

Grande successo per il flash mob “Funerale alla dignità dell’Italia”, tanti cittadini si sono avvicinati incuriositi chiedendo informazioni. Cinquecento volantini distribuiti in 15 minuti.

Funerale alla dignità dell’Italia

Dopo il vergognoso intervento di Masi ad AnnoZero, le stravaganti avventure del Bunga Bunga ed in vista della manifestazione del 13 febbraio a Milano, venerdì 4 febbraio a Forlì avrà luogo un flash mob durante il quale verrà inscenato il funerale alla dignità degli Italiani.
Siete tutti invitati per commemorare la cara estinta, è gradito abito scuro.

QUANDO LA DIGNITA’ NON E’ SOLO UNA PAROLA, MA UNO STILE DI VITA…

Quella di ieri sera non è stata una serata qualunque. Non capita tutti i giorni di incontrare una persona come Pino Maniaci, una persona che ha fatto della lotta alla mafia, ma soprattutto della volontà di consegnare ai propri figli un posto migliore dove vivere, la sua prima ragione di vita. Maniaci si autodefinisce un missionario più che un giornalista perchè mette l’anima nel lavoro che ogni giorno porta avanti a rischio della propria vita e di quella di chi gli sta accanto. Non sono servite intimidazioni, aggressioni, minacce di morte per farlo desistere: lui no, non ci sta a mollare. E la sua straordinarietà va oltre: lui è in grado si fare autoironia (dice che ad ucciderlo sarà il monopolio di Stato sulle sigarette perchè ne fuma almeno 3 pacchetti al giorno) e di mettere un pizzico di comicità e di irriverenza in un clima che di divertente ha ben poco. Scherza su tutto Pino Maniaci, ma è una persona serissima. Fa sorridere Pino Maniaci, ma soprattutto fa riflettere. Un ometto gracile che sprigiona una forza travolgente. Un personaggio unico che è riuscito a ridare speranza ad una terra ed ad una gente senza speranza. Le sue battaglie sono battaglie di tutti lì a Partinico, dove vive e lavora, tant’è che ogni giorno a presentare il suo Tg su Telejato invita comuni cittadini, studenti, autorità locali….La sua denuncia senza se e senza ma delle collusioni tra mafia e politica è alimentata costantemente dalla voce della sua coscienza che il giornalista siciliano ha deciso di non mettere a tacere. Quando insomma il coraggio di essere liberi e di onorare la propria dignità di persona prima di tutto e di cittadino attivo e attento poi, si chiama Pino Maniaci.

Oltre a suscitare un profondo rispetto ed ammirazione per il servizio che rende al paese e per la meravigliosa persona che è, speriamo che il suo lavoro riesca a risvegliare le coscienze ancora addormentare e a farci sentire un pò tutti come lui.

Elita Viola

Pietà

Proseguo volentieri il bellissimo testo di Cecilia, un po’ perché in questi giorni non ne posso più delle pagliacciate politiche a cui la nostra anomala situazione ci sta abituando, un po’ perché ho voglia di parlare di argomenti seri e davvero importanti.

La vita è qualcosa di meraviglioso. Scorre come un alito di vento ma ti permette di vivere emozioni uniche e irripetibili. Un fiore che sboccia, raggiunge il suo splendore e appassisce per lasciare spazio ad altri fiori non meno belli e importanti di quello che è appena scomparso.

Uno delle caratteristiche tipiche della nostra società è di estraniare la morte come se fosse uno scheletro con la sua falce. Una creatura maligna che viene e ci porta via la vita. Nell’antichità, in altre culture, ella era invece vista come una compagna nell’ultimo passaggio, la chiusura del cerchio, ciò che segnala la perfezione della vita.

“Chi ha paura muore ogni giorno” diceva Falcone. E aver paura di morire è comunque avere paura.

Ci sono stati guerrieri che sono morti per difendere la libertà, partigiani che sono morti per difendere il proprio popolo. C’è chi è morto per un sogno, chi per amore. C’è chi ha accettato la morte con onore, come un onore.

Lo studente in piazza Tienanmen non pensava alla vita quando è rimasto fermo, di fronte ai carri armati. Ed oggi è un simbolo di chi non ha paura, di chi lotta e muore per qualcosa in cui crede, segnando la storia e rendendo grande la propria vita.

Mia nonna ogni volta che apriva bocca era un lungo e sofferto lamento dove nessuna parola si poteva comprendere se non con grande attenzione, leggendola a fatica fra la litania di dolore continua e costante. La carne scomparsa per via delle piaghe e dolore continuo, infinito, senza tregua, per anni. Anni dove solo la droga poteva permetterle di sopravvivere. Dove se voleva parlare e sentire e pensare doveva vivere il dolore atroce della sua esistenza finale.

Cosa state difendendo?

Difendete forse la tortura continua di un anziano che ha lavorato per una vita, ha amato, ha vissuto,ha pregato Dio? Difendete gli ultimi 5 anni della sua vita fra atroci sofferenze? O difendete le droghe che gli danno per vivere perso nelle visioni estreme della morfina?

Difendete la sofferenza di coloro che queste persone le hanno amate, vissute? Difendete il coraggio che ci vuole a vedere le persone a cui vuoi bene soffrire senza poter fare nulla se non vederle morire ogni giorno di più, torturate nella loro non-vita?

Ci sono stati popoli in cui gli anziani prendevano la via dell’ultima caccia. Caricavano le proprie cose e partivano per l’ultimo viaggio, approfittando della propria lucidità per salutare un’ultima volta i propri cari e dirgli i loro ultimi pensieri. Approfittavano degli ultimi momenti per superare i confini, per arrivare fin là, dove il “grande spirito” riusciva a guidarli

Non è un finale migliore per chiunque?

A me, nel mio piccolo, sarebbe bastato dare un bacio a mia nonna, tenerle stretta la mano e restare li nei suoi ultimi dolci momenti.

A me sarebbe bastato evitarle quell’atroce tortura che nessuno può meritare.

Permetterle la morte, ben prima di arrivare a vedere l’osso sacro. Ben prima che possa sentire i piedi appassire, privi di sangue. Ben prima che le mani si stringano a pugno talmente forte da non poterle più aprire, tanto che le unghie che non si possono più tagliare si infilino nei palmi, in rigor mortis mentre ancora, a fatica, respira. Molto prima.

Pietà per chi soffre.

Io la pretendo. Ancora di più da un cristiano.

PS: Se qualcuno non sa di che parlo e pensa che persone come Eluana Englaro o Piergiorgio Welby siano state “assassinate” cercate su google le immagini delle “piaghe da decubito”. Immaginate ora che arrivino fino a mostrare l’osso sacro, ben visibile oltre le piaghe. Immaginate di avere anche i piedi e le gambe prive di sangue, al limite della cancrena. Immaginate di non avere alcun controllo motorio, di non poter contenere o controllare alcun bisogno. Passare giorni, mesi, anni, imboccato di fronte alla televisione. Senza alcuna dignità, come se tu fossi una bambola di pezza. Senza poter parlare, senza poter esprimere nulla. Con la mente che traballa fra droghe e dolore.

E’ facile capire perché la morte sia, in certi casi, anche e soprattutto da parte di chi ti ha sempre voluto bene, così desiderabile.

Pietà è la parola chiave per comprendere quello che chiede chi vuole l’eutanasia.

Filippo Vincenzi

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