Dalla parola al significato; dal significato alla parola: Libertà

Di Cecilia Alagna

Ovviamente pensare di definire il concetto di libertà sarebbe quanto mai assurdo e ben poco praticabile. Infatti non solo ogni epoca, ogni cultura e ogni stato ha una differente idea in proposito, ma in realtà ogni persona ha il suo specifico concetto di libertà, anche se in apparenza esso possa sembrare simile a quello di molti altri.

Se poi si tenta di affrontare la questione da un punto di vista filosofico le cose si complicano ancora di più: ogni filosofo ha lasciato al mondo la sua idea di libertà. E sulla libertà si è disquisito lungamente nel corso dei secoli. Seneca, Epicuro e Schopenhauer avevano un’idea completamente diversa di libertà. Alcuni ne erano difensori, altri sottolineavano come in realtà non esistesse. Alcuni hanno sostenuto che il libero arbitrio esiste, altri ritenevano che in realtà esistesse solo la libertà di scelta, altri che in realtà fosse sempre e solo l’istinto a scegliere, anche quando ci sembra di optato attraverso l’utilizzo della ragione.

Detto questo è molto più facile parlare delle singole libertà, e più specificatamente, delle libertà politiche e sociali che hanno dato vita, grazie ad un tortuoso e tragico percorso durato secoli, alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

La Dichiarazione proclama che < tutti gli esseri umani nascono liberi >, questo significa che nessuno può rivendicare alcuna proprietà sugli uomini, nemmeno i parenti. Enunciare formalmente la natura libera dell’essere umano implica contemporaneamente una rivendicazione di < autonoma identità >, una richiesta di distinzione del singolo da tutti gli altri esseri viventi. Non a caso la Dichiarazione sancisce anche l’autodeterminazione non solo dei popoli, ma anche e soprattutto del singolo.

Ma non è solo questo ciò che viene racchiuso in una così breve e potente frase: ovviamente se tutti nascono liberi nessuno può essere soggetto alla schiavitù, nessuno può decidere per la vita altrui, e ogni singola scelta deve essere rispettata ( purchè essa non attenti alle libertà altrui, o all’integrità fisica e morale altrui).

Una frase simile ai giorni nostri sembra quasi scontata, ma se ci si riflette bene si noterà come in realtà questo principio di libertà non è applicato in tutto il mondo, e nello stesso “Occidente” ( detesto questa parola) ci sono fin troppi casi di “riduzione in schiavitù” non nella forma ma nella sostanza.

Cosa altrettanto importante è pensare che in realtà per giungere ad una simile sintesi, per dichiarare universale ( almeno in linea di principio) la libertà ci sono voluti secoli di schiavitù, guerre, sterminii di massa e persecuzioni.

Questo inciso quanto mai potente è figlio di tutta la violenza umana, e soprattutto di una cultura, quella europea, che per secoli ha sfruttato, schiavizzato, sterminato e assoggettato buona parte del mondo.

Come ho scritto, potrà sembra banale, ma non lo è, e non lo sarà mai. Infatti questi sono principi fragili, che possono sopravvivere solamente se si vorrà e se si lavorerà per farli sorapvvivere.

In ultimo vorrei evidenziare che da questo principio generale procedono tutta una serie di libertà specifiche, ravvisabili in moltissime costituzioni europee, Costituzione della Repubblica Italiana compresa.

Esse sono:

La libertà di stampa e di parola

La libertà di pensiero ed espressione ed opinione

La libertà di associazione

La libertà di coscienza e religiosa

E naturalmente queste libertà sono intrinsecamente legate ai principi di uguaglianza e solidarietà.

Ma per comprendere la altre due bisogna prima di tutto declinare le singole libertà, e la storia che c’è dietro di esse.

N.B. Nulla sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la Rivoluzione Francese e prima ancora l’Illuminsmo che ha scolpito questi principi nella cultura dell’Europa con la Costituzione rivoluzionaria del 1793.

http://www.portaledibioetica.it/documenti/001803/001803.htm

Sakineh: per non dimenticare

Di Cecilia Alagna

Ora posso scrivere. Ora che molti sono tornati alle loro vite ed hanno smesso di condividere ossessivamente link sulla sua lapidazione, quasi fosse diventato uno sport. Una volta si pensava che la televisione ed internet avrebbero avvicinato le persone a realtà lontane, che avrebbero reso più tangibile e presente le crudeltà del mondo per farla uscire dallo stato di realtà favolistica.
Sembra invece che l’operazione abbia sortito l’effetto contrario. La realtà è diventata un grande videogioco, e i videogiochi, si sa, sono sempre più relistici. In una società in cui i ragazzini/adolescenti praticano la morte ogni giorno attraverso il computer, indifferenti a schizzi di sangue e violenza, la vicenda di Sakineh in fondo non sorprende più di tanto. Si potrà passare per bacchettoni-moralisti, ma probabilmente a furia di rendere la morte un gioco per computer, anche quella vera sembra finta.
La morte, il tema della morte, ha perso la sua potenza.  Seneca diceva che l’uomo vive come se non dovesse mai morire, ed invitava alla riflessione sulla morte. Le relgioni hanno tolto significato alla morte, non a caso si dice nel Cristianesimo che Gesù ha vinto la morte. Allora, se la morte è solo un passaggio non potrà che perdere tutta la sua tragicità.
Se a questo si aggiunge una società in cui si viaggia ad una velocità tale che i momenti di riflessione personale sono oramai un miraggio, allora si comprenderà perchè tutti dimenticheranno Sakineh.
Sakineh non verrà lapidata ( per il momento). Tutti si sentono la coscenza a posto: hanno linkato su facebook, hanno aderito a campagne di protesta, hanno inviato mail, partcipato ai sondaggi; ecco è anche merito loro se Sakineh non è stata lapidata. Magari qualcuno ancora tossirà nei prossimi giorni qualche dichiarazione contro la pena di morte, contro la lapidazione e i diritti umani, ma nell’arco di due settimane probabilmente nessuno si ricorderà più di Sakineh.
Tutto risolto, tutto finito e per dirla con un’espressione quanto mai ipocrita: < tutto a posto >.
Ma in realtà nulla è a posto, molti hanno seguito la corrente, hanno condiviso perchè la società di internet lo chiedeva, lo ordinava. Era il link del giorno.
Ora che tutti stanno velocemente iniziando a dimenticare io proverò a raccontare la sua storia, una storia che internet mi ha narrato. Nella speranza che qualcuno continui a ricordare, nella speranza che qualcuno rifletta non tanto sulla lapidazione, ma sull’assurdità di questa storia. La lapidazione era solo la punta di un processo e di una serie di avvenimenti molto più gravi della pena stessa.
Sakineh è una donna di 43 anni, una madre come se ne possono incontrare a tutti I lati del globo, vittima di una società più maschilista delle altre ( ma anche quelle occidentali non si salvano).
Le accuse che pendono sul capo di Sakineh sono diverse:
indecenza
mancato decoro
adulterio
Sakineh è stata inizialmente accusata di avere “venduto” la propria immagine a una copertina del Times, sulla quale avrebbe mostrato il suo volto senza veli. Il fatto che lo stesso Times abbia ammesso un errore nella didascalia della foto, rappresentante invero un’altra donna, e le smentite della famiglia non sono bastate a risparmiarle l’atroce punizione di 99  frustate in pubblico sotto gli occhi di uno dei suoi figli.
L’accusa che l’ha quasi trascinata trascinare al patibolo è stata quella di adulterio tramutatasi solo in un secondo tempo in accusa di omicidio.
Sakineh avrebbe infatti avuto rapporti con due uomini e si sarebbe per questa ragione macchiata di adulterio, nonostante i fatti risalgano ai due anni successivi alla morte del marito.
Successivamente, un’indagine, svolta non si sa con quali mezzi, su uno dei due uomini in questione avrebbe portato alla co-imputazione di Sakineh per omicidio ai danni del defunto marito.
Tale colpa sarebbe stata confessata dalla stessa donna e registrata mediante un video, nonostante le proteste dell’ex-avvocato di Sakineh.
Questi ha riferito che tale confessione è stata estorta alla fine di due intensi  giorni di torture fisiche e psicologiche.
Grazie a questa vicenda non solo vengono alla luce I sistemi di tortura contro le donne per far confessare loro colpe che non hanno, non solo per sottolineare che secondo alcuni esseri umani se una donna tradisce merita la morte ( questo accomuna l’Iran al pensiero di alcuni europei)  ma anche il trattamento riservato a chi cerca di difenderle.
Mohammad Mosatafei è l’ex-avvocato di Sakineh. Nel corso della difesa dell’imputata, della denuncia di disumani metodi per la detenzione e l’interrogatorio, Mohammad si è visto arrestare il cognato e la moglie: il primo è stato rilasciato, della seconda, madre di una bambina di sette anni, non si sono avute per lungo tempo notizie certe.
Sulla testa di Mohammad è stata posta una sorta di taglia, che lo ha, prima costretto a latitare all’interno del proprio Paese, quindi a fuggire in Turchia, laddove è stato rintracciato dalle autorità turche e minacciato di espulsione nel Paese d’origine e quindi di una fine pressoché segnata.
Le accuse che pendono sulla testa dell’ex-avvocato di Sakineh sono:
cospirazione ai danni della sicurezza dello Stato
propaganda lesiva del sistema.
In seguito ad una sua prima detenzione nelle carceri iraniane, Mohammad ha denunciato metodi di detenzione contrari alle leggi della Repubblica islamica iraniana: arresto per un periodo superiore alle 48 ore senza possibilità di udienza, torture fisiche e psicologiche, pressioni al fine di ottenere una confessione, nessuna possibilità di vedere la famiglia né di contattare un avvocato.
In fine vorrei ricordare che fra luglio e settembre 2010 in Iran almeno altre tre donne sono morte per lapidazione con l’accusa di adulterio.
Purtroppo in questo caso non vale il principio : < salvarne una per salvarle tutte. >
P.S. Racconterò le storie di queste donne che non hanno goduto dello stesso impatto mediatico e dello stesso sostegno. Perchè Sakineh, come tutte le donne vittime dela violenza maschile ( di Stato e non di Stato), è una fra le tante.
Fonti:
http://www.dichiarazione-diritti-umani.org/tag/sakineh/
http://www.giornalettismo.com/archives/72846/iran-lapidazione/
http://stopthecensure.blogspot.com/2010/09/iran-lapidazioni-non-solo-sakineh.html

PENSIERI IN VACANZA

Mi vengono i brividi.
Basta cominciare a cercare la parola “diritti umani” o anche “solo” andare a dare un’occhiata al sito di Amnesty per mettere da parte tutte le già idee di vacanza.
Lo stomaco comincia ad aggrovigliarsi quando si leggono di stupri, violenze, incarcerazioni e ogni tipo di sopruso con l’Africa sempre in prima linea.
A tal proposito fatevi un favore e firmate qualche petizione: costa poco tempo e può contare molto.
Africa, Oriente, America. E’ facile trovare migliaia di violazioni quotidiane e mancata giustizia.
E in Europa?
Quanti di voi vanno oggi in vacanza in Bosnia? E quanti sanno che le vittime di stupri attendono ancora giustizia e, probabilmente, mai l’avranno?
E fin qui, direte voi, non è colpa nostra, non siamo noi coloro che violano i diritti umani.
Si, siamo anche noi.
Un esempio? Il trattamento dei rom a Roma viola i diritti umani. Loro rubano, sono violenti, sporcano e tutto quello che volete e potete immaginare, però il “piano rom” che attualmente è in progetto di realizzarsi viola i diritti umani. Miracolo della Lega.
Ci sono due considerazioni da fare:
La prima:
Se il vostro vicino di casa è un deficiente lo siete obbligatoriamente anche voi?
Se vostro cugino uccide qualcuno è giusto che finiate in galera anche voi?
Se il vostro sindaco o il vostro presidente del consiglio fanno affari con la mafia siete mafiosi anche voi?
Ogni volta che si alza l’indice contro una categoria si è automaticamente nel torto.
Per i cristiani cito che basta che vi sia un innocente per salvare un’intera città.
Se non lo siete pensate di essere voi quell’innocente e di provare a capire come vedreste chi vi punta contro l’indice.
La seconda:
Prendere le case o catapecchie o capanne e distruggerle è la soluzione del problema?
Rispondere alla violenza con la violenza è la soluzione ultima?
O li uccidete tutti stile nazisti oppure la risposta è no, non è la soluzione, anzi:
genererete rancore, odio, diffidenza, sfiducia.
Qualche giorno fa, fuori da un supermercato a Meldola, ho scambiato più di una parola con un Nigeriano. Mi ha parlato della sua famiglia, della sua laurea, dei suoi sogni giovanili, delle speranze che aveva quando è arrivato in Italia.
Ora sta risparmiando per comprare un biglietto aereo e tornare in Nigeria.
Il sogno di ogni leghista.
Per me, invece, è la malinconia per quello che questa splendida terra potrebbe essere ma, per volere di molti, non è.
Filippo Vincenzi
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