Ho paura di chi ha paura del diverso
25/04/2010 2 commenti
… perché una nuova politica è possibile
25/04/2010 2 commenti
26/02/2010 Lascia un commento
Se come IDV e soprattutto come Dipartimento Giovanile abbiamo deciso di appoggiare lo sciopero degli immigrati fissato per il prossimo primo marzo è perchè crediamo fermamente nell’importanza dell’integrazione e del multiculturalismo come valori costituenti e imprescindibili di una società moderna ed avanzata.
Il progresso viaggia anche su binari culturali e si traduce in primis nell’accettazione, nella conoscenza e in secondo luogo nell’integrazione in senso stretto dei cosiddetti “stranieri”.
Ma chi è lo straniero? Latu sensu lo straniero è colui che è estraneo: non è difficile immaginare dunque quanto tale concetto sia estendibile trasversalmente, non solo agli immigrati, ma anche a tanti italiani che si sentono estranei nel loro stesso Paese.
Facendo leva sull’irrazionalità e sulla paura dei cittadini, oltre che sulla “dis-informazione” perpetrata dai media, questo governo in particolare si è distinto per fomentare la diffidenza e il conseguente odio verso gli extracomunitari, che spesso non sono altro che persone in difficoltà con la sola colpa di voler vivere una vita dignitosa e di essere nati e cresciuti in Paesi dove tutto ciò era, è e forse resterà un sogno irrealizzabile. La storia dovrebbe ricordarci che poco più di mezzo secolo fa i nostri nonni si trovarono nelle stesse disperate condizioni dato che l’Italia era reduce di una disastrosa guerra e non offriva nessuna prospettiva di futuro. Basta pensare che a tutt’oggi la fuga dal nostro Paese di cervelli e di talenti, ma anche di gente comune semplicemente in cerca di opportunità di vita migliori, verso il resto del mondo rimane un flusso inarrestabile.
Spesso da parte dell’élite politica “illuminata” si sente dire che l’America non è l’Italia e che non ci sono le condizioni per accogliere tutti: per quanto questa affermazione possa contenere un barlume di verità, si dimentica probabilmente che ormai è difficile considerare ciascun Paese europeo come a sè stante, dato il più onnicomprensivo panorama dell’Unione che, non a caso, ha deciso di fare dell’ “Unità nella diversità” il suo cavallo di battaglia. Ed è proprio a metà strada tra la repressione e il buonismo dell’accoglienza senza se e senza ma che si colloca il problema dell’immigrazione. Se si pensasse all’integrazione come a una condizione giuridica a tutti gli effetti con diritti e doveri ,con tutta probabilità quella pericolosa e irrazionale intolleranza che troppe volte si rivela l’unica forma di relazionarsi con, o meglio contro, gli stanieri potrebbe essere delegittimata.
ELITA VIOLA
26/01/2010 Lascia un commento
“Non c’è nulla che faccia crescere di più una persona che confrontarsi con le
idee che non gli appartengono. E’ qualcosa che dovremmo imparare a fare tutti,
perché la realtà, si scopre, è davvero diversa da quello che ci creiamo noi
nella nostra mente. Ascoltiamoci a vicenda, ne impareremmo davvero molto.
Sentire il sindaco Tosi di Verona, leghista storico, parlare con moderazione e
con enorme senno alla trasmissione di Augias. Condannare gli estremismi del
proprio partito. Sottolineare come la legge ed il rispetto della legge sia la
cosa più desiderata dagli immigrati. Ed una frase che mi trova perfettamente d’
accordo: “In uno sciopero degli immigrati parteciperebbero in pochissimi,
perché l’immigrato vuole integrarsi, non arrivare al muro contro muro
dichiarando ancora una volta quanto sia diverso”. Non ricordo le parole esatte,
ma il senso era sicuramente questo.
Mi viene in mente la signora a cui ogni tanto offrivo un passaggio, quando
andavo a Forlì. Senegalese per nascita. In Italia da anni. In ogni gesto e
parola nascondeva la voglia di essere accettata, tanto che si muoveva con una
timidezza bellissima e dolce.
E’ questo che dobbiamo preservare e garantire. Tutti, al di là delle barriere
politiche o dalle differenze di visioni che, sicuramente, ci dividono.
Dobbiamo preservare l’umanità, l’uomo nella sua forma più autentica e vera.
Permettergli di esprimersi senza doversi strangolare nelle preoccupazioni, nel
lavoro che non c’è, nella burocrazia ad oltranza, nel terrore costante di una
rapina.
Stessi doveri e stessi diritti. Per tutti.”
Filippo Vincenzi