UN PAESE AL RALLENTATORE

Non so se avete notato che in Italia tutto avviene molto più lentamente rispetto ad ogni altro paese del mondo: colpi di stato che durano vent’anni, emergenze infinite, ricambio generazionale da tartarughe delle Galapagos, costruzioni e ricostruzioni con tempistiche da far impallidire l’opera della Sagrada Familia di Barcellona (si narra che la Salerno-Reggio Calabria sia stata progettata da Gaudì prima dell’imponente Chiesa del capoluogo catalano…).

La Campania si trascina dietro da diversi decenni i suoi ben noti problemi con la gestione dello smaltimento dei rifiuti.

Ancora non si capisce come facciano a chiamarla emergenza, dal momento che i rifiuti ormai fanno parte del paesaggio come il Vesuvio ed il Golfo di Napoli.

Una emergenza al rallentatore.

Al rallentatore crolla Pompei, o meglio, le rovine di Pompei, mai ricostruita dopo l’eruzione del 79 DC, nonostante l’Imperatore Vespasiano si fosse impegnato a ricostruire tutto entro nove mesi, inviando sul posto un tale Bertolasus della “Tutela Civilis”.

Al rallentatore si muove la politica italiana, con Fini che fa due passi avanti ed uno indietro e non si capisce se e quando prenderà l’iniziativa di staccare la spina al Governo.

Ma non stiamo qua a sperare in Fini, rischiamo di imbiancarci.

Sul fronte opposto, Bersani si sta ancora rimboccando le maniche, sembra sempre lì lì per scattare, poi pure lui fa melina come Fini, mentre cresce, all’interno del PD, chi vorrebbe rottamarlo insieme a tutta la vecchia classe dirigente, anche senza incentivi.

Una rottamazione al rallentatore.

Al rallentatore va la Giustizia in Italia, con processi interminabili, sia civili che penali, mentre il Ministro Alfano taglia i fondi.

L’economia è talmente lenta che per vedere dei progressi occorre una lente di ingrandimento.

Lenti sono i treni, i servizi pubblici, la crisi economica che non passa più.

Lenti sono i cervelli di chi ancora si ostina a votare Berlusconi, lo dico senza rancore, ci ho messo degli anni per arrivare a tele conclusioni, ci ho pensato al rallentatore.

Paolo Vettori

FINANZIARIA DI TAGLI, FINANZIARIA SBAGLIATA

Sulla bocca di tutti, la manovra correttiva di bilancio che sta per essere varata dal Governo in questi giorni, pare preveda tagli selvaggi per tutto e tutti, specialmente, giurano Tremonti & C., ai cosiddetti sprechi.

Fra le altre cose, leggo che verranno tagliate, di nuovo, le spese per l’amministrazione della Giustizia, le spese sanitarie e quelle scolastiche, formative e culturali.

Non male, penso, proprio l’esatto contrario di quello che andrebbe fatto per dare una spinta decisiva al paese affinché esca dalla crisi.

Investire per rilanciare l’economia? Certo, lo fanno i paesi più avveduti e a buona ragione.

Partiamo dalla situazione della Giustizia nel nostro paese.

Cause civili che durano anni solo per il primo grado, cause penali più lunghe della pena che eventualmente verrà erogata all’imputato, carenze strutturali delle aule giudiziarie, mancanza di personale, di servizi, di materiale di cancelleria, fascicoli che vengono puntualmente smarriti.Una Giustizia fatiscente che mette paura solo a nominarla tanto che ormai, in sede civile, la sola minaccia di “portare qualcuno davanti al Giudice”, sortisce effetti migliori di quelli che si otterrebbero avviando davvero un procedimento giudiziario.

In un’epoca in cui tutto scorre sui fili del telefono, in cui le imprese nascono e si evolvono secondo le regole della new economy, la nostra giustizia è fortemente penalizzante, rallenta l’economia, scoraggia gli investimenti in Italia.

Una ditta che sa di aver ragione, non può permettersi di aspettare fino a 10 anni per avere quanto le spetta di diritto.

Investire denaro pubblico nell’amministrazione della Giustizia, aumentare l’organico dei Magistrati ed assumere personale nelle Cancellerie dei Tribunali, può senza dubbio contribuire ad un aumento nello smaltimento delle cause pendenti ed alla velocizzazione delle nuove cause. Un investimento forse difficile, che può risultare perfino blasfemo di questi tempi, ma una Giustizia più sana è una Giustizia più veloce, più equa ed un bene per tutto il paese e per la sua economia.

Discorso analogo per gli investimenti nella sanità e nella pubblica istruzione.

L’utilità di una scuola che sappia davvero valorizzare le potenzialità dei propri alunni, è sotto gli occhi di tutti senza bisogno di commenti. Una scuola che educa e cresce persone competenti nei propri settori fornisce un contributo altissimo allo sviluppo economico ed alla crescita.

Tutto questo non entra in ogni caso nella testa di chi ci Governa, dal momento che le priorità del Presidente del Consiglio sembrano essere lo smantellamento della Giustizia e la creazione di una sanità e di una scuola private, lasciando quelle pubbliche altrettanto private, si, ma di tutto.

Paolo Vettori

Questione di rating…

Si fa tanto parlare di agenzie di rating negli ultimi giorni e si sa che una di queste, Moody’s, ha dovuto correggere il tiro con la sua previsione circa il rischio che anche il nostro paese sia investito dalla crisi greca.

Ho deciso così di informarmi un po’ e ho scoperto che dicesi rating “un metodo utilizzato per classificare sia i titoli obbligazionari che le imprese in base alla loro rischiosità. In questo caso, essi si definiscono rating di merito creditizio da non confondersi ai rating etici che invece misurano la qualità della governance, della CSR, o in generale della sostenibilità sociale ed ambientale di un’emittente.
Viene espresso attraverso un voto in lettere, in base al quale il mercato stabilisce un premio per il rischio da richiedere all’azienda per accettare quel determinato investimento. Scendendo nel rating aumenta il premio per il rischio richiesto e quindi l’emittente deve pagare uno spread maggiore rispetto al tasso risk-free.
I rating sono periodicamente pubblicati da agenzie specializzate, principalmente Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings.” (fonte wikipedia)

A questo va però aggiunto che le agenzie di rating non sono estranee al mercato e, come ha scritto La Repubblica qualche giorno fa,
“sono comunque controllate da investitori. Che possono ricevere grandi benefici dalle oscillazioni causate dai giudizi delle “tre sorelle”.”
Sempre prendendo spunto dal quotidiano online che andava nel dettaglio di chi fossero questi giudici, ho deciso di approfondire la natura di lorsignori, fornendo così per ognuno dei soggetti citati il link alla pagina web del proprio business.
Moody’s – La maggioranza del capitale è in mano a un drappello di importanti azionisti, tutti grandi gestori di fondi di investimento. I primi quattro controllano il 49% delle azioni. Si tratta di Berkshire Hathaway (19,1%) presieduta dal finanziere Warren Buffett, detto “l’oracolo di Omaha”, secondo Forbes uno degli uomini più ricchi del pianeta. A seguire, società di investimenti come Capital Research Global Investors (10,30%), Capital World Investors (10,03%) e Fidelity Management & Research (9,61%). Ognuno di questi azionisti controlla asset in ogni settore dell’industria e della finanza (inclusi bond stranieri) per centinaia di miliardi di dollari. A sua volta Moody’s è quotata in Borsa: nel 2009 ha avuto un fatturato di 1,8 miliardi di dollari con utili pre-tasse di 687 milioni

Standard & Poor’s – Fa parte del gruppo McGraw-Hill, public company quotata alla borsa di New York, attiva nell’editoria e nei servizi finanziari. Tra l’altro, controlla il settimanale Business Week. L’azionariato di McGraw-Hill è molto simile a quello di Moody’s, anche se con un grado inferiore di concentrazione proprietaria: al primo posto c’è Capital World Investors (presente anche in Moody’s) con il 7,69%, quindi T. Rowe Price Associates (6,67%), BlackRock Global Investors (4,39%) e un altro investitore presente in Moody’s, ovvero Fidelity Management & Research (3,86%). Nel 2009 i Credit Market Services di S&P hanno fatturato 1,74 miliardi di dollari, contribuendo in maniera sostanziale al fatturato del gruppo: quantificabile in 5,95 miliardi di dollari (con utili di 1,17 miliardi).

Fitch – Qui lo scenario cambia. Terza agenzia a livello mondiale, con circa il 16 % del mercato (laddove S&P e Moddy’s ne hanno circa il 40 per cento a testa), Fitch funge spesso da “arbitro” quando i giudizi delle due “sorelle” maggiori divergono. E’ controllata al 60% da una holding, la Fimalac, acronimo di Financière Marc de Lacharrière, posseduta al 65,75% da Marc Eugène Charles Ladreit de Lacharrière. Chiamato anche MLL, de Lacharrière è un ex banchiere oggi finanziere che figura al tredicesimo posto fra gli uomini più ricchi di Francia, con un patrimonio stimato in 1,1 miliardi di dollari. MLL crea la Fimalac nel 1991 e attraverso la holding acquisisce partecipazioni come Crèdit Lyonnais, France Télécom, Air France, Renault, Canal Plus. Poi disinveste, per dedicarsi interamente ai servizi finanziari, tramite Fitch. Il restante 40% di Fitch è nelle mani del gruppo Hearst. Fitch Ratings nel 2009 ha generato un fatturato di 683 milioni di euro. Nel primo trimestre del 2010 il fatturato è passato a 115 milioni (+8% sullo stesso periodo del 2009).

Nell’ultima puntata di Crozza Alive (trasmissione che invito tutti a seguire, la domenica sera, perché attualmente mi sembra faccia un approfondimento politico migliore persino di quello di Annozero), il comico si lamentava di come peraltro questi nomi ricordassero quelli dei protagonisti di telefilms americani. Di certo quello che più fa ridere è il nome della seconda agenzia, visto che di poor’s lì dentro c’è ben poco…

Freddo polare a -20%

Visto che è un piacere per molti esponenti della maggioranza citare delle cifre ritengo giusto rispondere con la stessa moneta. Come saprete, l’ISTAT non esiste da sempre, ma solo relativamente da pochi anni e, i flussi economici italiani, sono studiati dal 1970 circa. Ne risulta che non è possibile andare più indietro nel tempo se non per stime sommarie e decisamente meno affidabili.

Bene, l’ISTAT dice oggi che il crollo delle esportazioni e delle importazioni rispetto al 2008 sono calate, nel 2009, del 20,7% e del 22% rispettivamente. Si tratta del calo più importante mai registrato da quando esistono le statistiche commerciali.

Sono cifre che vi dicono poco?
Si può tradurre con un saldo commerciale di -4.100 milioni di euro circa.

Spaventati, non è vero?

E di fronte a questa catastrofe che deve ancora finire di impattare sull’Italia, quali sono le risposte del governo?
La crisi non esiste. La crisi è passata.

E quali le proposte?
Il ritorno al nucleare, la protezione civile s.p.a., il processo breve.

Quando, dico quando, si parlerà FINALMENTE di lavoro e di come PROVARE a risolvere questa catastrofe?

Vorrei veramente fare un appello al centro-destra. Vi prego, provateci. Sbagliate mosse, se proprio dovete, ma provate almeno a fare qualcosa.

Qui la gente non riesce ad arrivare a fine mese ed i posti di lavoro sono destinati inesorabilmente a calare ancora.

Mettete da parte i vostri interessi personali e provateci.

Vi prego, fate sentire la vostra voce, perchè per chi non ha i soldi per pagare il riscaldamento, a -20, fa decisamente freddo.

Filippo Vincenzi

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