UN PAESE AL RALLENTATORE
12/11/2010 Lascia un commento
Non so se avete notato che in Italia tutto avviene molto più lentamente rispetto ad ogni altro paese del mondo: colpi di stato che durano vent’anni, emergenze infinite, ricambio generazionale da tartarughe delle Galapagos, costruzioni e ricostruzioni con tempistiche da far impallidire l’opera della Sagrada Familia di Barcellona (si narra che la Salerno-Reggio Calabria sia stata progettata da Gaudì prima dell’imponente Chiesa del capoluogo catalano…).
La Campania si trascina dietro da diversi decenni i suoi ben noti problemi con la gestione dello smaltimento dei rifiuti.
Ancora non si capisce come facciano a chiamarla emergenza, dal momento che i rifiuti ormai fanno parte del paesaggio come il Vesuvio ed il Golfo di Napoli.
Una emergenza al rallentatore.
Al rallentatore crolla Pompei, o meglio, le rovine di Pompei, mai ricostruita dopo l’eruzione del 79 DC, nonostante l’Imperatore Vespasiano si fosse impegnato a ricostruire tutto entro nove mesi, inviando sul posto un tale Bertolasus della “Tutela Civilis”.
Al rallentatore si muove la politica italiana, con Fini che fa due passi avanti ed uno indietro e non si capisce se e quando prenderà l’iniziativa di staccare la spina al Governo.
Ma non stiamo qua a sperare in Fini, rischiamo di imbiancarci.
Sul fronte opposto, Bersani si sta ancora rimboccando le maniche, sembra sempre lì lì per scattare, poi pure lui fa melina come Fini, mentre cresce, all’interno del PD, chi vorrebbe rottamarlo insieme a tutta la vecchia classe dirigente, anche senza incentivi.
Una rottamazione al rallentatore.
Al rallentatore va la Giustizia in Italia, con processi interminabili, sia civili che penali, mentre il Ministro Alfano taglia i fondi.
L’economia è talmente lenta che per vedere dei progressi occorre una lente di ingrandimento.
Lenti sono i treni, i servizi pubblici, la crisi economica che non passa più.
Lenti sono i cervelli di chi ancora si ostina a votare Berlusconi, lo dico senza rancore, ci ho messo degli anni per arrivare a tele conclusioni, ci ho pensato al rallentatore.
Paolo Vettori








