Una finanziaria che umilia

Ho incontrato qualche giorno fa, un mio amico che non vedevo da un po di tempo.
Questo ragazzo porta con se una triste storia.
All’età di 21 anni purtroppo  gli venne diagnosticato un linfoma, che lo portò ad affrontare cure difficili.
D’allora  sono già passati 7 anni.
Anni di battaglie, di lunghi ricoveri, ma anche di molti sorrisi, perchè questo mio
amico, nonostante le difficoltà, ha sempre trovato la forza e la voglia di sorridere.
Ma stavolta, ho notato il suo sorriso spento, gli ho chiesto come andava, e lui mi ha
risposto che le cure tutto sommato andavano bene, ma quello che lo preoccupava di
più era l’aspetto economico.
Questo ragazzo lavora da quando aveva 14 anni, ha sempre fatto lavori duri,
impegnandosi al massimo, facendo spesso anche doppi lavori, ma da qualche anno
per colpa della malattia, ha perso il lavoro e avendo fatto un trapianto di midollo
qualche anno fa, gli è stata data un’invalidità al 75%.
Da qualche anno percepiva una pensione di inabilità al lavoro di circa 600
euro mensili, che a parer suo non erano molti, ma nemmeno pochi, considerando le
cifre che si sentono in giro, e  tutto sommato lo facevano stare tranquillo e gli
consentivano di pensare solo a curarsi.
Finché agli inizi di maggio, dopo aver passato un’altra visita all’INPS, gli è arrivata
una lettera dell’INPS con scritto: Dai nuovi accertamenti sanitari effettuati risulta
che non permangono le condizioni che dettero luogo al riconoscimento della
pensione di inabilità, in oggetto e pertanto la stessa sarà revocata.
E stata invece riconosciuta la riduzione a meno di un terzo della sua capacità di
lavoro in occupazioni confacenti alle sue attitudini ai sensi dell’art. 1, legge 12
giugno 1984, n. 222 e pertanto sarà dato corso all’istruttoria per la liquidazione
dell’assegno di invalidità della data della revoca suddetta.
Niente di scandaloso se non fosse che al mio amico gli toccherebbe un assegno che
va dagli 80 alle 200 euro mensili, che viene da chiedersi come dovrebbe campare se
non vivesse con la famiglia. Ma la beffa vera, arriva dall’ultima finanziaria del
Governo, che innalza la soglia di invalidità per percepire l’assegno al 85%, quindi il
mio amico con molta probabilità non prenderà nemmeno gli 80/200 euro che gli
spettavano.
Questo è quello che riserva il Governo Berlusconi ai ragazzi e alle persone bisognose.
E non mi vengano a dire che lo fanno per colpire i falsi invalidi, perchè non è vero.
Il falso invalido, grazie ai dottori compiacenti, prendono il 100% di invalidità e
almeno che non vengano presi con le mani nel sacco, loro non verranno
minimamente toccati da questa manovra, che premia i furbi e i disonesti, e umilia la
gente perbene.
Mi resta solo il rammarico, di vedere il mio amico, costretto a cercarsi un lavoro, in
questi tempi di crisi, anche se non è al 100% delle sue possibilità, per evitare
quell’ultima umiliazione, il dover chiedere i soldi alla madre, anche per uscire semplicemente
con gli amici.
E  la speranza e il mio augurio più grande, che le cose migliorino presto per rivedere il mio amico   sorridere come un tempo.
Imbocca al lupo amico mio!!

ELIMINARE LE PROVINCE E RIORGANIZZARE LE RISORSE

L’ultima volta, parlando della manovra correttiva di bilancio in fase di approvazione da parte
del Governo, ho criticato i tagli in settori fondamentali dello Stato come l’amministrazione della
Giustizia, della sanità e della istruzione.
In particolare, tagliare risorse alla Giustizia, creerebbe ulteriori danni economici al paese, dal
momento che cause civili estremamente lunghe non assicurerebbero alle imprese ed ai privati i
diritti loro riconosciuti dalla legge.
Mettiamo il caso, assai frequente in questo periodo di crisi, di una piccola impresa che debba
riscuotere un certo credito già accertato in via sommaria dal Giudice: una probabile opposizione in
sede giudiziaria da parte del debitore darebbe il via ad un procedimento civile con tre possibili gradi
di giudizio e diversi rinvii, diciamo per una durata complessiva intorno ai 10-12 anni, seguiti da una
fase esecutiva incerta, dal momento che il debitore, nel frattempo, potrebbe essere sparito o aver
dilapidato/esaurito/occultato il proprio patrimonio.
Nella pratica accade ormai costantemente che, nel tempo che occorrere alla Giustizia per
assicurare il soddisfacimento della ditta creditrice, questa possa chiudere a sua volta i battenti per
sopravvenute difficoltà economiche, con costi insostenibili anche dal punto di vista umano: si pensi
ad esempio ai dipendenti che andrebbero a perdere il loro posto di lavoro.
Una proposta di IDV prevede il taglio delle Provincie, e la redistribuzione delle risorse che si
andranno a liberare, proprio nell’amministrazione della Giustizia ed in altri settori dello Stato.
Una iniziativa lodevole, che non creerebbe in pratica problemi di disoccupazione per l’attuale
personale tecnico amministrativo delle Provincie, che andrebbe reimpiegato come personale di
cancelleria nei Tribunali, dove, come dicevo nel mio precedente articolo, il bisogno di lavoro e
riorganizzazione è enorme.
Il denaro che si andrà poi concretamente risparmiando eliminando le Provincie, potrà essere a
sua volta reinvestito, fra le altre cose, nell’aumento dell’organico dei Magistrati, creando così un
circolo virtuoso di rinascita dei servizi che lo Stato offre ai cittadini.
Certo, scrivere sulla carta queste cose appare semplice ed intuitivo, di certo nella pratica
occorrerà studiare bene la cosa e programmarla per gradi, ma il principio che sta alla base dell’idea
appena esposta ritengo sia inattaccabile.
Purtroppo molti Partiti, non solo di Governo, hanno interesse a mantenere le Provincie così
come oggi le conosciamo, non tanto per l’ormai sbandierato ed abusato campanilismo di stampo
leghista, quanto perché offrono poltrone facili per i politici locali, sono fonte di denaro e potere per
i Partiti e fanno dunque gola a chi spesso e volentieri sembra perdere di vista l’obbiettivo primo
dell’azione politica: l’interesse dei cittadini.

L’ultima volta, parlando della manovra correttiva di bilancio in fase di approvazione da partedel Governo, ho criticato i tagli in settori fondamentali dello Stato come l’amministrazione dellaGiustizia, della sanità e della istruzione.In particolare, tagliare risorse alla Giustizia, creerebbe ulteriori danni economici al paese, dalmomento che cause civili estremamente lunghe non assicurerebbero alle imprese ed ai privati idiritti loro riconosciuti dalla legge.Mettiamo il caso, assai frequente in questo periodo di crisi, di una piccola impresa che debbariscuotere un certo credito già accertato in via sommaria dal Giudice: una probabile opposizione insede giudiziaria da parte del debitore darebbe il via ad un procedimento civile con tre possibili gradidi giudizio e diversi rinvii, diciamo per una durata complessiva intorno ai 10-12 anni, seguiti da unafase esecutiva incerta, dal momento che il debitore, nel frattempo, potrebbe essere sparito o averdilapidato/esaurito/occultato il proprio patrimonio.Nella pratica accade ormai costantemente che, nel tempo che occorrere alla Giustizia perassicurare il soddisfacimento della ditta creditrice, questa possa chiudere a sua volta i battenti persopravvenute difficoltà economiche, con costi insostenibili anche dal punto di vista umano: si pensiad esempio ai dipendenti che andrebbero a perdere il loro posto di lavoro.Una proposta di IDV prevede il taglio delle Provincie, e la redistribuzione delle risorse che siandranno a liberare, proprio nell’amministrazione della Giustizia ed in altri settori dello Stato.Una iniziativa lodevole, che non creerebbe in pratica problemi di disoccupazione per l’attualepersonale tecnico amministrativo delle Provincie, che andrebbe reimpiegato come personale dicancelleria nei Tribunali, dove, come dicevo nel mio precedente articolo, il bisogno di lavoro eriorganizzazione è enorme.Il denaro che si andrà poi concretamente risparmiando eliminando le Provincie, potrà essere asua volta reinvestito, fra le altre cose, nell’aumento dell’organico dei Magistrati, creando così uncircolo virtuoso di rinascita dei servizi che lo Stato offre ai cittadini.Certo, scrivere sulla carta queste cose appare semplice ed intuitivo, di certo nella praticaoccorrerà studiare bene la cosa e programmarla per gradi, ma il principio che sta alla base dell’ideaappena esposta ritengo sia inattaccabile.Purtroppo molti Partiti, non solo di Governo, hanno interesse a mantenere le Provincie cosìcome oggi le conosciamo, non tanto per l’ormai sbandierato ed abusato campanilismo di stampoleghista, quanto perché offrono poltrone facili per i politici locali, sono fonte di denaro e potere peri Partiti e fanno dunque gola a chi spesso e volentieri sembra perdere di vista l’obbiettivo primodell’azione politica: l’interesse dei cittadini.

Paolo Vettori

FINANZIARIA DI TAGLI, FINANZIARIA SBAGLIATA

Sulla bocca di tutti, la manovra correttiva di bilancio che sta per essere varata dal Governo in questi giorni, pare preveda tagli selvaggi per tutto e tutti, specialmente, giurano Tremonti & C., ai cosiddetti sprechi.

Fra le altre cose, leggo che verranno tagliate, di nuovo, le spese per l’amministrazione della Giustizia, le spese sanitarie e quelle scolastiche, formative e culturali.

Non male, penso, proprio l’esatto contrario di quello che andrebbe fatto per dare una spinta decisiva al paese affinché esca dalla crisi.

Investire per rilanciare l’economia? Certo, lo fanno i paesi più avveduti e a buona ragione.

Partiamo dalla situazione della Giustizia nel nostro paese.

Cause civili che durano anni solo per il primo grado, cause penali più lunghe della pena che eventualmente verrà erogata all’imputato, carenze strutturali delle aule giudiziarie, mancanza di personale, di servizi, di materiale di cancelleria, fascicoli che vengono puntualmente smarriti.Una Giustizia fatiscente che mette paura solo a nominarla tanto che ormai, in sede civile, la sola minaccia di “portare qualcuno davanti al Giudice”, sortisce effetti migliori di quelli che si otterrebbero avviando davvero un procedimento giudiziario.

In un’epoca in cui tutto scorre sui fili del telefono, in cui le imprese nascono e si evolvono secondo le regole della new economy, la nostra giustizia è fortemente penalizzante, rallenta l’economia, scoraggia gli investimenti in Italia.

Una ditta che sa di aver ragione, non può permettersi di aspettare fino a 10 anni per avere quanto le spetta di diritto.

Investire denaro pubblico nell’amministrazione della Giustizia, aumentare l’organico dei Magistrati ed assumere personale nelle Cancellerie dei Tribunali, può senza dubbio contribuire ad un aumento nello smaltimento delle cause pendenti ed alla velocizzazione delle nuove cause. Un investimento forse difficile, che può risultare perfino blasfemo di questi tempi, ma una Giustizia più sana è una Giustizia più veloce, più equa ed un bene per tutto il paese e per la sua economia.

Discorso analogo per gli investimenti nella sanità e nella pubblica istruzione.

L’utilità di una scuola che sappia davvero valorizzare le potenzialità dei propri alunni, è sotto gli occhi di tutti senza bisogno di commenti. Una scuola che educa e cresce persone competenti nei propri settori fornisce un contributo altissimo allo sviluppo economico ed alla crescita.

Tutto questo non entra in ogni caso nella testa di chi ci Governa, dal momento che le priorità del Presidente del Consiglio sembrano essere lo smantellamento della Giustizia e la creazione di una sanità e di una scuola private, lasciando quelle pubbliche altrettanto private, si, ma di tutto.

Paolo Vettori

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.