Quando la manifestazione diventa rabbia
18/12/2010 2 commenti
Qualche giorno fa ad AnnoZero, Santoro ha domandato ad alcuni universitari presenti in studio, se si erano posti il problema degli effetti che avrebbero causato sull’opinione pubblica gli scontri del 14 dicembre a Roma.
Io, quella domanda, me la sono posta come semplice spettatore, non essendo studente da molto tempo. Ammetto di avere pareri contrastanti e di non riuscire a darmi una risposta.
Guardare il filmato degli scontri e vedere tutta quella violenza, ha causato dentro di me tanta amarezza. Per me, che sono pacifista nato, vedere l’assalto a quei finanzieri (potevano essere anche poliziotti o carabinieri), spesso uomini che entrano nell’arma semplicemente per avere uno stipendio sicuro, ma che in realtà si ritrovano a fronteggiare la guerriglia per 1200/ 1300 euro al mese, mi ha fatto chiedere quanto sia lecito manifestare in quel modo, quando a farne le spese sono dei ragazzi che hanno la sfortuna di essere di servizio quel giorno.
Allo stesso tempo, non riesco a dare la colpa ai ragazzi. Vedo quei giovani della mia generazione, come me con poche speranze per il futuro, precari a vita; per noi la pensione sarà una favola che racconteremo ai nostri figli, siamo costretti a vivere con i genitori e in più ci chiamano bamboccioni.
Anche se non vi ho mai partecipato seguo le loro proteste da tempo, hanno sempre manifestato pacificamente, creando momenti di aggregazione ed informazione, chiedendo (chiedo!) semplicemente di essere ascoltati e di trovare una soluzione ai nostri problemi.
Invece questo Governo non solo non li ascoltata, ma ha la sfrontatezza di umiliarli, definendoli non dei veri studenti, ma ragazzi politicizzati. In più, l’altra sera ad AnnoZero, un Ministro che si vanta di essere fascista, non solo ha dimostrato di non voler ascoltare i ragazzi, si è permesso anche di sfotterli dandogli dei codardi, quasi a voler buttare benzina sul fuoco.
Io non me la sento di condannare o giustificare gli scontri, però sono convinto che lo scontro fra universitari, precari, disoccupati e le forze dell’ordine, ragazzi e padri di famiglia, che fanno semplicemente il loro lavoro, sia frutto di una politica che non da più risposte da troppo tempo, una politica che non sa più ascoltare e che ha perso di vista la realtà e che preferisce dividere anziché unire.










