Vita da precario
30/08/2010 Lascia un commento
Oggi voglio ascoltare il consiglio di un’amica che tempo fa mi suggeriva di scrivere sul problema del precariato. Ammetto che non essendo un sindacalista, non è un tema facile da trattare, dato la sua complessità. Quindi preferisco parlarne raccontando le storie di ragazzi, amici, costretti ad una vita da precari.
Inizio parlando di Francesco, ragazzo di 30 anni, precario da quando ne aveva 21. Nell’arco di questi nove anni, ha fatto 3 lavori diversi, tutti con il contratto a termine e con la promessa illusoria che il contratto gli sarebbe stato rinnovato, per poi ad un mese dal termine sentirsi comunicare che non sarebbe stato rinnovato, costringendolo ad una nuova ricerca di lavoro.
Gli ho chiesto come facesse ad accettare tutto ciò, la sua risposta piena di rassegnazione, di chi è consapevole di non poter far niente per cambiare la situazione, costretto a 30 anni all’umiliazione di dover chiedere aiuto al padre per poter cambiare l’auto scassata o non poter organizzare le vacanze con gli amici, dovuta all’incertezza lavorativa.
Poi c’è Paola, ragazza di 32 anni, separata e con un figlio di 5 anni. Costretta a stare con i genitori, da un sistema che le impedisce di vivere dignitosamente la sua vita. Paola, in questi ultimi anni ha lavorato come commessa, donna delle pulizie e operaia stagionale. Tutti contratti di 3-4 mesi che le hanno impedito una vita stabile. Parlando con lei, mi racconta la fatica di vivere quella situazione, il dover modificare ogni 3 o 4 mesi le proprie abitudini, come gli orari in cui pranzare o cenare, dover chiedere al fratello, al genitore o ad un’amica di andare a prendere il bimbo a scuola. Consapevole di non poter richiedere nessun permesso o giorno libero, per il timore che il contratto non le venisse rinnovato. La sua amarezza, mista a rassegnazione di dover vivere e crescere un bimbo in un sistema sbagliato.
Poi vedo quei ragazzi, universitari, che presto dovranno entrare nel mondo del lavoro, dopo anni passati sui libri a studiare, spaventati, già rassegnati ad un lavoro che non c’è o destinati ad una vita da precari.
Penso che in un paese serio, il Governo abbia il dovere di tutelare i propri giovani, mettendo a loro disposizione gli strumenti necessari per formarsi ed entrare dignitosamente nel mondo del lavoro e contribuire, come recita l’Articolo 4 della costituzione: “al progresso materiale o spirituale della società.” E non condannarli ad una vita di rassegnazione e precariato.
Bisogna sempre tenere in mente che i giovani sono il futuro del nostro paese e i giovani senza di esso condannano il paese a vivere senza futuro.







