Vita da precario

Oggi voglio ascoltare il consiglio di un’amica che tempo fa mi suggeriva di scrivere sul problema del precariato. Ammetto che non essendo un sindacalista, non è un tema facile da trattare, dato la sua complessità. Quindi preferisco parlarne raccontando le storie di ragazzi, amici, costretti ad una vita da precari.

Inizio parlando di Francesco, ragazzo di 30 anni, precario da quando ne aveva 21. Nell’arco di questi nove anni, ha fatto 3 lavori diversi, tutti con il contratto a termine e con la promessa illusoria che il contratto gli sarebbe stato rinnovato, per poi ad un mese dal termine sentirsi comunicare che non sarebbe stato rinnovato, costringendolo ad una nuova ricerca di lavoro.

Gli ho chiesto come facesse ad accettare tutto ciò, la sua risposta piena di rassegnazione, di chi è consapevole di non poter far niente per cambiare la situazione, costretto a 30 anni all’umiliazione di dover chiedere aiuto al padre per poter cambiare l’auto scassata o non poter organizzare le vacanze con gli amici, dovuta all’incertezza lavorativa.

Poi c’è Paola, ragazza di 32 anni, separata e con un figlio di 5 anni. Costretta a stare con i genitori, da un sistema che le impedisce di vivere dignitosamente la sua vita. Paola, in questi ultimi anni ha lavorato come commessa, donna delle pulizie e operaia stagionale. Tutti contratti di 3-4 mesi che le hanno impedito una vita stabile. Parlando con lei, mi racconta la fatica di vivere quella situazione, il dover modificare ogni 3 o 4 mesi le proprie abitudini, come gli orari in cui pranzare o cenare, dover chiedere al fratello, al genitore o ad un’amica di andare a prendere il bimbo a scuola. Consapevole di non poter richiedere nessun permesso o giorno libero, per il timore che il contratto non le venisse rinnovato. La sua amarezza, mista a rassegnazione di dover vivere e crescere un bimbo in un sistema sbagliato.

Poi vedo quei ragazzi, universitari, che presto dovranno entrare nel mondo del lavoro, dopo anni passati sui libri a studiare, spaventati, già rassegnati ad un lavoro che non c’è o destinati ad una vita da precari.

Penso che in un paese serio, il Governo abbia il dovere di tutelare i propri giovani, mettendo a loro disposizione gli strumenti necessari per formarsi ed entrare dignitosamente nel mondo del lavoro e contribuire, come recita l’Articolo 4 della costituzione: “al progresso materiale o spirituale della società.” E non condannarli ad una vita di rassegnazione e precariato.

Bisogna sempre tenere in mente che i giovani sono il futuro del nostro paese e i giovani senza di esso condannano il paese a vivere senza futuro.

COMUNICATO STAMPA 1 MAGGIO 2010

Ieri sarebbe dovuta essere la festa dei lavoratori: il condizionale è di dovere dato che il nostro Paese sta toccando tassi di disoccupazione davvero preoccupanti tanto da far sembrare che si stia realizzando il sogno del Ministro Brunetta, secondo il quale l’art.1 della Costituzione che enuncia che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro andrebbe rivisto.
Il primo maggio però ha visto anche l’avvio della campagna referendaria dell’Italia dei Valori a cui noi giovani di Forlì-Cesena parteciperemo in prima persona presenziando ai banchetti per la raccolta firme. I quesiti che sottoporremo ai cittadini vogliono ribadire, con voce forte e chiara, i nostri NO al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua e alla vergognosa legge sul legittimo impedimento.

Ho paura di chi ha paura del diverso

Lo ammetto, ho paura! Ma non del diverso, ma di chi ha paura del diverso. Di chi, per difendersi da questa
paura, si rifugia nell’indifferenza, nell’egoismo o peggio ancora nel razzismo.
Ma da dove nasce questa paura?
Beh! Per chi come me è abituato ad informarsi tramite internet, la risposta potrebbe essere scontata. I mass
media sicuramente, contribuiscono alle nostre paure. La mia mente scorre a più di un anno fa, quando in
Sicilia bastarono 2 casi di aggressione da parte di un branco di cani randagi ai danni di qualche turista per
creare allarme sociale, ricordo bene un sondaggio su Sky , che alla domanda “ c’è un’emergenza cani randagi
in Italia? “ Più del 80% rispose di si.
Questo, avviene anche con gli extracomunitari, che ogni giorno vengono messi alla gogna mediatica, e gli si da la colpa di tutto, colpa per la criminalità, per la sporcizia o perché rubano il lavoro agli Italiani, contribuendo a far accrescere l’odio nei confronti di questi disperati.
Basterebbe usare un minimo il cervello e ragionare con la propria testa per capire che non è così.
Rubano il lavoro? Non si dice che spesso sono loro ad occupare le mansioni che gli Italiani, con la testa al grande fratello e i vestiti firmati non vogliono fare più.
Portano criminalità? Spesso si dimentica che ci sono luoghi in Italia, dove la maggior parte dei reati è commessa dagli Italiani tramite le mafie, e si fa poco o nulla per risolvere il problema.
Portano sporcizia e degrado? Penso a tutte quelle volte che ho visto Italiani buttare mozziconi di sigarette a
terra, gettare carte o dopo aver bevuto la birra lasciare la bottiglia vuota a terra o peggio ancora spaccarla
incuranti delle conseguenze.
A cosa serve tutto ciò? Serve a nascondere i nostri difetti da Italiani, dare la colpa a loro per non assumerci le nostre responsabilità. Siamo noi i fautori del nostro degrado e della nostra inciviltà.
Abbiamo una grandissima paura ad ammetterlo, e chi cavalca questa nostra paura e sicuramente la Lega, un
partito che si nutre della nostra angoscia e si erge a paladino della nostra sicurezza. Le loro battaglie sono in
difesa dei valori cristiani dimenticando che l’accoglienza del più debole è un valore cristiano. Ti raccontano che sono in difesa dei lavoratori Italiani e non ti dicono che grazie alla Bossi-Fini e al reato di immigrazione clandestina gli extracomunitari spesso sono costretti a lavorare in nero favorendo gli imprenditori disonesti e sfavorendo i lavoratori Italiani. Ti dicono che sono contro i delinquenti e poi sono pronti a votarti il decreto contro l’intercettazione.
Poi si arriva alla schifezza del comune di Adro dove un sindaco Leghista ha lasciato dei bimbi fuori dalla mensa della scuola perché i genitori non avevano pagato la retta. Senza chiedersi il perché quei genitori non avessero pagato, andando subito alla conclusione che volessero fare i furbi. Senza sapere che spesso dietro a queste famiglie ci sono tantissime difficoltà. La cosa che mi ha fatto più paura é stata vedere la cultura Leghista, come l’esempio di quella signora intervistata ad Annozero, la quale criticava quell’imprenditore che, avendo fatto un atto di generosità pagando gli arretrati, veniva accusato di aver fatto un atto di scorrettezza verso quelle famiglie che erano in regola con i pagamenti, come se io domani accusassi le vecchiette che in chiesa fanno l’offerta per i poveri di fare un atto di scorrettezza verso le persone che stanno bene.
Dove è finita la generosità di queste persone, che poi si arrabbiano pure quando vengono definite razziste?
Questo mi fa paura, la cultura del tu sei diverso da me e quindi ti perseguito, dove l’indifferenza e la
gelosia vive nell’animo delle persone. Ho paura di vivere in un’Italia dove la generosità, l’aiutarsi sempre, come
mi raccontava mio nonno sia solo il ricordo sbiadito in una foto in bianco e nero.
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