La Corte di Cassazione: razzismo e adozione
10/07/2010 1 commento
Di Cecilia Alagna
Ovviamente questo è un tema a me molto caro e credo che vista anche l’ importanza dell’argomento sia innanzitutto necessario affrontarlo con molta cautela.
La Corte di Cassazione ha dichiarato che due genitori, che intendono adottare un figlio, non possono richiedere di escludere una determinata etnia o determinati caratteri somatici pena la perdita dell’idoneità all’adozione. Questa sentenza ha aperto un vivace dibattito intorno al tema perchè, sebbene sotto il profilo giuridico nulla è eccepibile e nemmeno sotto il profilo morale si può dire alcunchè, alcuni hanno sottolineato che non sempre si tratta di razzismo quando un genitore voglia dei figli bianchi o dei figli appartenenti ad una determinata religione.
In linea di principio è quanto mai giusto imporre l’uguaglianza anche nelle pratiche di adozione, di contro però non si tiene conto della situazione italiana.
Infatti l’ondata di razzismo in Italia, che viene negata spudoratamente, metterebbe a rischio una reale integrazione dei bambini, e forse potrebbe persino arrecare danni a questi bambini. D’altra parte forse un incremento delle adozioni internazionali costringerebbe gli italiani a modificare tutti quei comportamenti razzisti e discriminatori e forsesi potrebbe persino arginare la piaga del razzismo in sè.
Ciò che più ha destato sorpresa però è che grazie a questa sentenza si sia parlato di adozione. Infatti in Italia vengono fatte grandi battaglie sui temi eticamente sensibili con schieramenti ben separati e dalle posizioni nettamente contrapposte, ciò che sorprende è che i fantomatici fanatici della vita e della dignità della vita umana si affannano a difendere gli embrioni, sostenendo che la vita va difesa fin dal suo concepimento; ci si è battuti contro la fecondazione artificiale, contro l’eutanasia e a favore dell’accanimento terapeutico ( perchè solo così si può chiamare). Paradossalmente il comitato Pro-Life/Si alla vita si è dimenticato sistematicamente di combattere in favore di tutti quei bambini che vivono negli orfanotrofi, che sono vite umane perfettamente formate e che vivono nelle peggiori condizioni possibili; lo stesso Vaticano si lancia contro tutte quelle libertà che ritiene siano peccato, ma mai pubblicamente invita i fedeli ad adottare, impone dei no, ma ben poche soluzioni.
C’è una sorta di ipocrisia di massa che ignora completamente un gesto ed una scelta che sono a favore della vita molto più di tantissime altre cose. La politica ignora anch’essa l’adozione, ma tenta di far rimanere in vita le persone in stato vegetativo permanente.
Dunque la vita per alcuni sembra destare interesse solo nel momento dell’aborto, dell’eutanasia e della fecondazione artificiale, ma mai quando si parla di vite che hanno veramente bisogno della tutela di tutti, vite che forse non vedranno la maggiore età e che moriranno in tenera età senza però sofferenza per alcuno.
Su questa strada si rivela il profondo egoismo e menefreghismo non solo dell’Italia, ma persino del Cattolicesimo intento più ad imporre divieti che a proporre soluzioni realmente favorevoli alla vita; e dimostrandosi come al solito di fatto impotente perchè una campagna a favore dell’adozione forse solleverebbe qualche antipatia di troppo.
Ad ogni modo in questi giorni sono circolate teorie strambe circa l’egoismo dei genitori che scelgono di adottare un figlio, perchè voglio soddisfare il loro desiderio di diventare genitori. Ora se le coppie che scelgono di adottare sono egoiste, lo sono anche quelle che concepiscono un figlio perchè in entrambi i casi voglio soddisfare un desiderio con la differenza che le coppie che riescono a concepire figli senza problemi hanno semplicemente più fortuna degli altri.
Non è possibile che in Italia gli unici a non essere egoisti siano i genitori che riescono a concepire un figlio senza l’ausilio della fecondazione artificiale o senza l’adozione.
Anzi direi che in realtà sono i genitori che adottano ad essere infinitamente più altruisti e meno succubi di una logica istintuale e biologica; i genitori che adottano devono innanzitutto superare l’ostacolo della biologicità e della geneticità dell’essere genitori, devono rinunciare alla procreazione consapevoli che non vedranno mai caratteri ereditari non solo nei figli, ma nemmeno nei nipoti. Quel figlio non assomiglierà mai a te, e i nipoti nemmeno. I genitori che adottano di fatto passano al livello successivo della genitorialità, intesa come apertura alla vita e come missione educativa.
Con questo non voglio dire che i genitori biologici siano peggiori, ma solo che hanno dalla loro parte il vantaggio del nesso genetico e posso rispecchiarsi nel figlio con molta più facilità rispetto ai genitori adottivi, possono sentire biologicamente il figlio.
Se si tacciano di egoismo i genitori adottivi allora devono essere tacciati di egoismo tutti i genitori.
Purtroppo questa sentenza della Cassazione e tutti i dibattiti ad essa relativi sembrano dimostrare come in Italia la dimensione dei sentimenti e dell’affettività e persino della genitorialità siano state stuprate e deturpate da un circolo vizioso di egoismo e di mistificazione e di negazione.
Si è persa una dimensione di reale accoglimento dell’altro, e di una spettacolarizzazione dei sentimenti, e per dirla con Corrado Augias: alla pornografia dei sentimenti.
Dunque ben venga la sentenza della Corte di Cassazione, ma dall’altra parte forse è arrivato il momento di tutelare concretamente la vita, da tutte le parti e in primis i Cattolici che si sono autoproclamati baluardo della tutela della vita. Bisogna cominciare a parlare in modo serio di adozione, proteggere ed aiutare le coppie che scelgono di adottare, senza trincerarsi dietro pregiudizi di sorta e sterili considerazioni; sponsorizzando non solo l’adozione, ma soprattutto favorendo l’adozione di bambini dai caratteri somatici molto diversi dgli standard italiani.
Ma alla fine per fare questo bisognerebbe cambiare la società e probabilmente nessuno o pochi hanno realmente voglia di cambiarla.








