10/06/2010
di Paolo Vettori

L’ultima volta, parlando della manovra correttiva di bilancio in fase di approvazione da parte
del Governo, ho criticato i tagli in settori fondamentali dello Stato come l’amministrazione della
Giustizia, della sanità e della istruzione.
In particolare, tagliare risorse alla Giustizia, creerebbe ulteriori danni economici al paese, dal
momento che cause civili estremamente lunghe non assicurerebbero alle imprese ed ai privati i
diritti loro riconosciuti dalla legge.
Mettiamo il caso, assai frequente in questo periodo di crisi, di una piccola impresa che debba
riscuotere un certo credito già accertato in via sommaria dal Giudice: una probabile opposizione in
sede giudiziaria da parte del debitore darebbe il via ad un procedimento civile con tre possibili gradi
di giudizio e diversi rinvii, diciamo per una durata complessiva intorno ai 10-12 anni, seguiti da una
fase esecutiva incerta, dal momento che il debitore, nel frattempo, potrebbe essere sparito o aver
dilapidato/esaurito/occultato il proprio patrimonio.
Nella pratica accade ormai costantemente che, nel tempo che occorrere alla Giustizia per
assicurare il soddisfacimento della ditta creditrice, questa possa chiudere a sua volta i battenti per
sopravvenute difficoltà economiche, con costi insostenibili anche dal punto di vista umano: si pensi
ad esempio ai dipendenti che andrebbero a perdere il loro posto di lavoro.
Una proposta di IDV prevede il taglio delle Provincie, e la redistribuzione delle risorse che si
andranno a liberare, proprio nell’amministrazione della Giustizia ed in altri settori dello Stato.
Una iniziativa lodevole, che non creerebbe in pratica problemi di disoccupazione per l’attuale
personale tecnico amministrativo delle Provincie, che andrebbe reimpiegato come personale di
cancelleria nei Tribunali, dove, come dicevo nel mio precedente articolo, il bisogno di lavoro e
riorganizzazione è enorme.
Il denaro che si andrà poi concretamente risparmiando eliminando le Provincie, potrà essere a
sua volta reinvestito, fra le altre cose, nell’aumento dell’organico dei Magistrati, creando così un
circolo virtuoso di rinascita dei servizi che lo Stato offre ai cittadini.
Certo, scrivere sulla carta queste cose appare semplice ed intuitivo, di certo nella pratica
occorrerà studiare bene la cosa e programmarla per gradi, ma il principio che sta alla base dell’idea
appena esposta ritengo sia inattaccabile.
Purtroppo molti Partiti, non solo di Governo, hanno interesse a mantenere le Provincie così
come oggi le conosciamo, non tanto per l’ormai sbandierato ed abusato campanilismo di stampo
leghista, quanto perché offrono poltrone facili per i politici locali, sono fonte di denaro e potere per
i Partiti e fanno dunque gola a chi spesso e volentieri sembra perdere di vista l’obbiettivo primo
dell’azione politica: l’interesse dei cittadini.
L’ultima volta, parlando della manovra correttiva di bilancio in fase di approvazione da partedel Governo, ho criticato i tagli in settori fondamentali dello Stato come l’amministrazione dellaGiustizia, della sanità e della istruzione.In particolare, tagliare risorse alla Giustizia, creerebbe ulteriori danni economici al paese, dalmomento che cause civili estremamente lunghe non assicurerebbero alle imprese ed ai privati idiritti loro riconosciuti dalla legge.Mettiamo il caso, assai frequente in questo periodo di crisi, di una piccola impresa che debbariscuotere un certo credito già accertato in via sommaria dal Giudice: una probabile opposizione insede giudiziaria da parte del debitore darebbe il via ad un procedimento civile con tre possibili gradidi giudizio e diversi rinvii, diciamo per una durata complessiva intorno ai 10-12 anni, seguiti da unafase esecutiva incerta, dal momento che il debitore, nel frattempo, potrebbe essere sparito o averdilapidato/esaurito/occultato il proprio patrimonio.Nella pratica accade ormai costantemente che, nel tempo che occorrere alla Giustizia perassicurare il soddisfacimento della ditta creditrice, questa possa chiudere a sua volta i battenti persopravvenute difficoltà economiche, con costi insostenibili anche dal punto di vista umano: si pensiad esempio ai dipendenti che andrebbero a perdere il loro posto di lavoro.Una proposta di IDV prevede il taglio delle Provincie, e la redistribuzione delle risorse che siandranno a liberare, proprio nell’amministrazione della Giustizia ed in altri settori dello Stato.Una iniziativa lodevole, che non creerebbe in pratica problemi di disoccupazione per l’attualepersonale tecnico amministrativo delle Provincie, che andrebbe reimpiegato come personale dicancelleria nei Tribunali, dove, come dicevo nel mio precedente articolo, il bisogno di lavoro eriorganizzazione è enorme.Il denaro che si andrà poi concretamente risparmiando eliminando le Provincie, potrà essere asua volta reinvestito, fra le altre cose, nell’aumento dell’organico dei Magistrati, creando così uncircolo virtuoso di rinascita dei servizi che lo Stato offre ai cittadini.Certo, scrivere sulla carta queste cose appare semplice ed intuitivo, di certo nella praticaoccorrerà studiare bene la cosa e programmarla per gradi, ma il principio che sta alla base dell’ideaappena esposta ritengo sia inattaccabile.Purtroppo molti Partiti, non solo di Governo, hanno interesse a mantenere le Provincie cosìcome oggi le conosciamo, non tanto per l’ormai sbandierato ed abusato campanilismo di stampoleghista, quanto perché offrono poltrone facili per i politici locali, sono fonte di denaro e potere peri Partiti e fanno dunque gola a chi spesso e volentieri sembra perdere di vista l’obbiettivo primodell’azione politica: l’interesse dei cittadini.
Paolo Vettori
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