Troppa violenza in tv? O troppa violenza in Italia?

Di Cecilia Alagna

Da quando la mamma di Sarah Scazzi ha appreso in diretta la notizia della morte di sua figlia, in Italia e soprattutto sui mezzi di comunicazione di è aperta l’annosa questione della eccessiva spettacolarizzazione del dramma e della violenza.

Sorvolando sull’evidente paradosso che viene messo in atto:  se ci si pensa bene nel momento in cui la televisione critica se stessa di dar troppa visibilità alla violenza in modi ritenuti inadeguati e per dar dimostrazione di ciò sciorina dettagliatamente i singoli episodi descritti nel minimo dettaglio in realtà non  fa che reiterare questa spettacolarizzazione e sfoggia più una sorta di vanesia autoreferenzialità piuttosto che una seria auto-critica.

Credo che  la domanda più importante in questi casi sia  non tanto se è il caso o meno di parlare della violenza, ma del modo in cui se ne parla.  Se alla notizia tragica si fanno seguire talk show in cui l’interesse è destato dal vivisezionamento di ciò che è accaduto è più sche scontato che la televione si trasforma in un parco divertimenti dei voyeristi del crimine. Ed è altrettanto probabile che innanzi a un tale gusto dell’orrido e del macabro qualcuno possa sentirsi legittimato a reiterare i fatti.

Perchè in realtà in tutti i programmi a partire dai telegiornali il vero protagonista è l’assassino. E’ lui che domina la scena e lentamente scala la vetta dell’olimpo fino ad assumere dimensioni quasi divine, per quanto si tratti di una divinità mostruosa.

Ora se invece di decostruire e ricostruire passo  per passo ogni singola sfaccettatura del crimine commesso, in realtà si aprisse una discussione più ampia sul rapporto che esiste fra l’essere umano e la violenza; se invece di rimestare nel sangue si discutesse con responsabilità di ciò che in realtà c’è dietro i singoli delitti, non solo non avverrebbe nessuna spettacolarizzazione ma si potrebbero persino educare le coscienza.

Facciamo degli esempi pratici:

Dall’inizio del 2010 sono morte all’incirca più di 100 donne, la cui unica colpa è stata quella di volersi separare, divorziare o semplicemente declinare le “gentili” ( talvolta ossessive) attenzioni di qualcuno. Se ad ogni singolo caso piuttosto che alla quantità di coltellare, sprangate o colpi di arma da fuoco si fosse affrontato il problema della violenza domestica, se si fosse messo in rilievo che il vero problema è costituito dall’incapacità intrinseca di questi uomini ad accettare le donne come esseri autonomi, indipendenti e pensanti si sarebbe reso un servizio alla comunità ben superiore di quello che si può immaginare.

Se invece di parlare con leggerezza e superficialità di stalking ci si fosse concrentrati sul fatto che in alcuni casi questi assassini erano stati già denunciati dalle loro vittime ma queste denunce erano cadute nel vuoto, forse si sarebbe potuta aprire una proficua discussione sui meccanismi di tutela delle vittime di stalking, magari avanzando delle modifiche alla legge già esistente, magari adottando provvedimenti come il braccialetto elettronico per gli stalker già adottato in altri paesi.

Se invece di parlare con spensieratezza di violenza domestica si fosse paralto seriamente dei dati della violenza contro le donne, delle atrocità che donne a qualunque titolo subiscono e se si fosse aperto un dibattito costruttivo che sfociasse in nuovi interventi da parte dello Stato in difesa delle donne.

Se invece di parlare di madri infanticide si fosse parlato con responsabilità di depressione post-partum, di come in realtà molte madri vengono di fatto lasciate sole dopo la nascita dei loro figli, di come spesso non hanno tempo per se stesse perchè non solo devono soggiacere a ritmi quasi anarchici ed in più continuare a fare in casa tutto ciò che facevano prima come se nulla fosse, di come non sono previsti aiuti nè economici su scala nazionale  nè sostegno psicologico, di come si potrebbero responsabilizzare i padri, di come molte donne alla normale stanchezza dovuta al periodo immediatamente successivo al parto spesso perdono il lavoro, o sono costrette a lasciarlo incrementando così la frustrazione e il disagio economico e psicologio, forse si sarebbero potute aiutare sempre più madri e con esse i bambini e la società intera.

Se invece di parlare di pedofilia concentrandosi sul carnefice si fosse paralto di quale è l’effettiva diffusione di questo rivoltante fenomeno, di come in realtà sono le famiglie il luogo principe per certi abominevoli crimini, di come fin troppo spesso le vittime non vengono credute, di come sia difficilissimo accertare un caso di pedofilia, di come sia difficilissimo presentare prove per inchiodare i pedofili, di come in realtà spesso e volentieri queste denunce vengono archiaviate con un rischio enorme per la società, si sarebbe potuto aprire un circolo virtuoso che tutelasse maggiormente le vittime di pedofilia.

Ecco, se tutto questo e molto altro fosse accaduto forse la televisione avrebbe svolto il suo ruolo non solo informativo ma anche educativo.

In realtà non c’è troppa violenza in televisione, c’è troppa violenza in Italia e l’unica soluzione che la televisione è in grado di dare è quella di ingigantirla, replicarla e fomentarla senza assolvere a quello che in verità è il suo ruolo: informare ed educare.

Hanno già trovato il colpevole


Ci risiamo! A poche ore dal tentativo di aggressione a Belpietro i giornali di regime hanno già individuato in Di Pietro e i vari movimenti l’artefice di questo folle gesto.

Di fatti ci sono testimoni pronti a giurare di aver visto Di Pietro con una giacca viola e con una pistola in mano e al grido di viva il Woodstock a 5 stelle, cercava di compiere l’atroce gesto. Ma si sa com’è Tonino, nel tentativo di indicare 5 con le dita, ha causato l’inceppamento della pistola vanificando il tentativo di aggressione.

Verrebbe da ridere se la vicenda non fosse così seria.

Sicuramente il gesto di quel folle va condannato, perchè la violenza non deve essere mai accettata da un paese civile, ma altrettanto sicuramente in Italia vengono usati spesso due pesi due misure. In queste ore i TG nel tentativo di attribuire le responsabilità a Di Pietro, mostrano a ripetizione l’intervento che fece qualche giorno fa in aula quando definì Berlusconi “ uno stupratore della democrazia”. Ora ognuno di noi può ritenere quell’intervento giusto o sbagliato, ma resta un intervento da racchiudere in un contesto tra due avversari di cui non scorre buon sangue.

Fatto sta che sono tutti a strillare contro Di Pietro colpevole di usare quei termini non consoni alla politica.

Ma ragionandoci un po, secondo me, sono altri che con le loro dichiarazioni attirano a se un clima di odio.

Basti ricordare la dichiarazione di qualche giorno fa di Bossi, un Ministro della Repubblica, che si divertì a definire i Romani porci, non pensa che con quelle dichiarazioni avesse potuto armare la mano di qualche folle? Quando Berlusconi dichiara che la crisi non c’è, che la crisi è passata e che tutti stanno bene e dovrebbero spendere nel nome dell’ottimismo, non pensa che qualche poveretto disoccupato, magari con una famiglia da sfamare, sentendosi preso in giro possa tentare il folle gesto? Quando i giornalisti, per far piacere al padrone nascondono i problemi, preferendo parlare d’altro, contribuendo ad umiliare le persone che giornalmente sono costrette ad affrontare problematiche, non pensano che con il loro comportamento prima o poi fomentano la mano di qualche sconsiderato? Ovviamente questo non giustifica le azioni di violenza che ripeto vanno sempre condannate, ma quando meno le provoca. Alcuni politici e giornalisti dovrebbero avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità di quello che dicono, e smetterla di lanciare la prima pietra e avere la pretesa di dare la colpa a Di Pietro, Grillo o i vari movimenti. Perchè con tutta onestà non c’è lo vedo Di Pietro aggirassi attorno la palazzina di Belpietro con una giacca viola e pistola in mano.


Tessera del tifoso: una domenica di ordinaria follia….

Chi segue il calcio, di certo conoscerà le vicende legate alla cosiddetta “tessera del tifoso”, che tanto spazio hanno avuto sulla stampa degli ultimi mesi.

Accesi dibattiti fra i sostenitori del si e del no, fiumi di inchiostro, proteste delle tifoserie organizzate culminate nei “falò” di Bergamo Alta verso fine agosto, quando un folto gruppo di ultras, probabilmente atalantini ma non solo, ha deciso di contestare al Ministro Maroni, presente ad una festa leghista, il fatto di aver dato vita ad una norma che non accontenta proprio nessuno.

Il succo della legge fortemente voluta dal Ministro dell’Interno, consiste nella creazione di una speciale card, la tessera del tifoso appunto, cui debbono obbligatoriamente munirsi tutti coloro che vogliano abbonarsi alla propria squadra del cuore e vogliano altresì seguirla in trasferta, nel settore ospiti che ogni stadio ha predisposto al suo interno.

Per poter ottenere questa famigerata tessera, occorre, fra le altre cose, fare una auto dichiarazione in cui si certifica di non aver commesso reati durante manifestazioni sportive negli anni precedenti.

Su ogni card, infine, verranno stampati la foto ed i dati del possessore, così da renderla un vero e proprio documento identificativo.

Tralascio, per motivi di eccessiva lunghezza dell’articolo, il fatto che le tessere siano stampate e prodotte da società legate ai circuiti bancari e possano fungere anche, all’occorrenza, da vere e proprie carte di credito o tessere bancomat.

Tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, per forza o per piacere, non abbiano voluto o potuto fare la tessera del tifoso, potranno acquistare di volta in volta i biglietti per le gare interne della loro squadra in qualunque settore dello stadio, ed i tagliandi per le gare esterne in ogni settore dello stadio escluso quello riservato ai tifosi ospiti.

Avete letto bene, la prima volta che mi han spiegato questa cosa pensavo anch’io di aver capito male.

Proprio così, i tifosi, poniamo, che non abbiano potuto fare la tessera perché condannati per reati legati ad eventi sportivi, i tifosi “più cattivi” insomma, non potranno seguire la propria squadra  in trasferta nel settore ospiti (recintati, controllati e relativamente sicuri), ma potranno entrare in tutti gli altri settori dello stadio, mescolandosi “amabilmente” ai tifosi locali.

Conoscendo l’animo umano, in particolare quello dei tifosi, avevo preventivato guai, che puntualmente sono arrivati a Cesena domenica 26.09.10 in occasione della gara di campionato Cesena-Napoli.

Sono abbonato al Cesena, settore distinti, e domenica erano presenti numerosi tifosi partenopei, rumorosi, folkloristici ed in minoranza numerica rispetto ai tifosi locali.

Saggiamente, prima del fischio d’inizio, le forze dell’ordine han consentito ai tifosi napoletani di spostarsi, in barba alla legge Maroni, dai distinti alla curva ospite, ma non tutti hanno optato per questa scelta, dal momento, credo, che un biglietto di gradinata è molto più costoso di uno di curva e la visuale della partita migliore.

Nei distinti molti avevano portato la famiglia e sta bene che allo stadio ci siano famiglie con bambini, anzi, è molto bello, ma c’erano anche parecchi piantagrane da entrambe le parti ed il clima, già caldo, si è infuocato al vantaggio del Napoli per un rigore inesistente.

L’esultanza dei tifosi ospiti, prevedibilmente incontenibile, unita agli sfottò ed agli insulti rivolti ai cesenati, ha portato prima allo scontro verbale, poi a quello fisico.

Bambini in lacrime mentre i loro papà facevano a botte, ragazze e donne insultate con epiteti poco fantasiosi, insulti campanilistici molto pesanti e relative repliche, ma soprattutto, ripeto, calci e pugni ad ondate.

Nessun intervento delle forze dell’ordine, fino a quando circa 300 ultras cesenati (quasi certamente privi della tessera del tifoso per motivi pratici ed ideologici), vedendo dalla curva di casa i tafferugli che avvenivano nei distinti, han deciso di aprire la porta che divide i due settori (son chiuse a chiave, chi avrà aperto?), per caricare i tifosi napoletani.

Si è sfiorata la tragedia, ma nessun media nazionale o locale ha parlato di tutto questo, salvo pochissime righe della Gazzetta dello Sport, qualche riga in più sul Carlino, ma nessun commento alla legge Maroni che a portato a questa situazione di caos.

Il commento, se mi è consentito, lo farò io: permettere ai tifosi non tesserati, dunque a quelli che magari han riportato condanne penali per fatti commessi durante eventi sportivi, di fare il biglietto per le partite fuori casa nei settori in cui son presenti in maggioranza i tifosi locali è, parafrasando Fantozzi, una cagata pazzesca e scusate se ho detto pazzesca….

Paolo Vettori

ISRAELE – PALESTINA

Una visita del nostro premier in Israele, con tanto di solite dichiarazioni
strampalate, è l’occasione giusta per ricordare una situazione oramai
insostenibile come quella israelo-palestinese. Da un lato gli israeliani, la
grande potenza economica, che vive delle simpatie dovute ad una seconda guerra
mondiale che, nei confronti di quel popolo, è stata effettivamente quanto di
più efferato si possa immaginare. Dall’altra i palestinesi che pur non essendo
neppure lontanamente colpevoli di ciò che è avvenuto ai danni degli ebrei, si
sono visti espropriare territori da coloro che, a tutti gli effetti, sono
invasori.
C’è e ci può essere una “ragione” nella guerra, nella violenza? Può uno dei
due popoli essere innocente in questa situazione? C’è chi dice che senza colpe
sono i palestinesi, ma quando vengono lanciati missili o fatte esplodere bombe
colpendo civili, lo si può ancora essere? E’ possibile arrivare ad una
mediazione lasciando da parte, per una volta, gli interessi economici e
considerando cosa può essere giusto per sanare ferite che diventano ogni giorno
più profonde e che non accennano a diminuire? … e soprattutto, si può, per una
volta, non essere indifferenti e agire attivamente di pressione sui rispettivi
governi per raggiungere una soluzione di pace il più possibile equa e giusta?
Di fronte a questa situazione critica, punto di rottura enorme fra occidente
ed oriente, pare che gli affari, per il nostro governo, vengano prima di tutto.
E’ Israele un buon partner commerciale? Allora cosa ce ne importa delle sue
azioni passate e future? Cosa ci interessa del fatto che ogni tanto qualcuno si
fa esplodere? Cosa ci importa dei kilometri di muro che separano civiltà che
potrebbero e dovrebbero vivere in pace?
Benvenuti in Europa!

…. Mostriamo un po’ di umanità e un po’ meno capitalismo amorale. Ce lo
meritiamo tutti.

Filippo Vincenzi

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